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Monday, May 31, 2010
LA SINFONIA DELLA NATURA SUONA AL VITTORIANO (FINO AL 29 GIUGNO)
Roma (maggio 2010). A molti piace ubriacarsi con il vino, con i superalcolici, oppure stordirsi il cervello con droghe e altre diavolerie. Ecco, io vi suggerisco caldamente una alternativa: se volete inebriarvi davvero, fatelo … con l’arte! Immergetevi nella gioiosa caotica effervescente eccitante solare e leggera atmosfera dell’Urbe dove, fino al giorno dei suoi altissimi patroni, i Santi Pietro & Paolo (grande ditta, nata per sfidare i millenni), la mostra Da Corot a Monet la sinfonia della natura, ospitata nel complesso del Vittoriano (ingresso da via San Pietro in Carcere), vi offre l’opportunità di un altissimo godimento intellettuale, di un fantastico straniamento, di una salutare astrazione (non vi ricorderete di essere a due passi dai palazzi del potere, donde ogni giorno si confezionano i vessilli, gli slogan e tutte le altre menzogne di Stato). Penso che questi eventi - e i momenti, le sensazioni, l’appagamento che sono capaci di suscitare - siano importanti nella vita di ciascuno di noi, direi quasi che rappresentino - non da soli certamente - un potente fattore di equilibrio. Possiamo scoprire, grazie ad essi, sentire, percepire quasi fisicamente come il vero ‘straniamento’ sia proprio la nostra vita quotidiana, scandita da automatismi e routine, schiacciata da logiche disumane e disumanizzanti. L’arte porta in dote così, semplicemente - a chi vuole accoglierlo -, il suo contenuto sanamente destabilizzante, la sua aura di armoniosa “rivolta” dei sensi e delle intelligenze.
Ebbene, la sinfonia della natura suona per voi grazie ad un complesso veramente straordinario di 170 opere tra dipinti, opere su carta e fotografie d’epoca mai esposte prima in Italia, con le quali potrete ripercorrere l’affascinante sviluppo artistico degli Impressionisti partendo dalle innovazioni dei loro precursori, i pittori della famosa Scuola di Barbizon: tra essi Corot (forse il più grande, almeno per chi scrive), Rousseau, Díaz de la Peña, Dupré e Daubigny, che, a partire dagli anni trenta dell’Ottocento, si stabilirono in una località della foresta di Fontainebleau, chiamata Barbizon, dove cominciarono a disegnare e talvolta anche a dipingere, nel rispetto della tradizione artistica ma con un’attenzione precipua agli effetti transitori della luce e dell’atmosfera, raffigurando scene rurali e naturali solitarie. Le innovazioni di questi artisti furono portate ad ulteriori conseguenze dagli Impressionisti, come molti di noi hanno potuto esaurientemente apprezzare una volta di più, appena due anni fa, con la ricchissima ‘storia’ raccontata dalla mostra Impressionismo Dipingere la luce al Palazzo Strozzi di Firenze (luglio-settembre 2008): innovazioni formali, concettuali, tecniche che hanno esploso la modernità nella pittura e fornito il motivo e la stura ad altre ed altrettanto ardite scuole pittoriche - prime tra tutte il divisionismo e l’espressionismo.
Tra gli impressionisti in rassegna al Vittoriano ammirerete tele di Morisot, Pissarro, Sisley e dell’incommensurabile Claude Monet, la cui presenza è - in questa romana sinfonia - davvero preponderante. Davanti a “Il Prato”, che Monet ebbe dipinto nel 1879, avrei potuto sostare ed immergermi per ore - senza staccare neppure un secondo - in quell’atmosfera che sa di tarda primavera, ventilata ma senza oltraggio, intrisa di profumi e di sole, nella selva impetuosa e dolcissima che solo in questo tempo, come dissennata, l’erba compone. Ma sono altri e tanti i capolavori del maestro (ex multis, “I giardini delle Tuileries”, “Effetto di neve al tramonto”, “Campo di papaveri a Vetheuil”, “Meli in fiore: primavera”, “Ponte di Waterloo, effetto di nebbia” oltre a varie Ninfee). In somma: non mi farei mancare questa nuova avventura dei sensi. E visto che, una volta fuori dalla mostra, siamo a due passi dal Colosseo, vi prego di resistere alla tentazione: niente tour attorno al condominio del povero ex-ministro!
Paolo Marini
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