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Thursday, May 13, 2010
I PAESI DOVE CAMBIA TUTTO E L’ITALIA DOVE CAMBIA NIENTE
Delle elezioni in Gran Bretagna, molto si è detto riguardo al fatto che il sistema maggioritario, questa volta, non è stato in grado di assicurare la maggioranza assoluta ad un partito tanto che si è dovuto fare ricorso, anche nel paese di Sua Maestà la Regina, ad una coalizione per avere un governo.
Ora che il governo è stato presentato, vale la pena di soffermarsi su un dato. David Cameron e Nick Clegg, capo e vice-capo del Gabinetto, non soltanto sono due quarantenni. Sono uomini fino a poco fa del tutto sconosciuti, cioè uomini nuovi. Sul versante opposto, quello dei laboristi, il cinquantenne Gordon Brown, sconfitto, fa le valige e per il suo posto è favorito un altro quarantenne, David Miliban, che, nonostante la giovane età ha già fatto il ministro degli esteri. Se non ce la dovesse fare, è perché sarà sconfitto da altri suoi coetanei.
Nel frattempo, in Italia, ci chiediamo se, a destra, lo scontro Berlusconi-Fini condizionerà il corso della nostra storia e se, a sinistra, il ritorno di Veltroni sarà seguito da quello di Prodi e se D’Alema riuscirà a stoppare entrambi.
Purtroppo è improbabile che questa inamovibilità della nomenclatura del nostro Paese abbia termine a breve. Il motivo è assai chiaro e consiste nello schema sostanzialmente leninista ricalcato, da sempre, da tutti i partiti italiani. Chi, come Berlusconi, prova l’orticaria a sentire nominare Lenin, pensi al modello della nostra Chiesa.
Dunque, i seguaci di Lenin per conquistare e mantenere il potere, e la Chiesa per espandere la sua influenza hanno creato organizzazioni presenti in ogni angolo della società con i loro tentacoli. Nel sistema politico odierno, questi tentacoli non sono le sezioni, le organizzazioni di massa, le cellule, le parrocchie e le associazioni religiose. Gli acquartieramenti delle truppe che consentono di controllare il potere ed il consenso, si trovano nelle istituzioni e negli enti pubblici: pagati con i nostri soldi. Le cifre, ancorchè arrotondate, sono impressionanti: 950 parlamentari; 1500 tra consiglieri e assessori regionali; 4000 tra consiglieri e assessori provinciali; 280.000 tra consiglieri e assessori comunali; qualche decina di migliaia di consiglieri circoscrizionali. Si aggiungano segretari e sottopancia, aziende pubbliche, consorzi ed enti vari: il quadro è impressionante.
Più ancora dei privilegi e degli sprechi denunciati da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, è questo esercito di occupazione, attento a difendere grandi e piccoli privilegi a fare danno al nostro Paese, perché impedisce qualsiasi forma di avvicendamento e di rinnovamento come quelle che avvengono altrove. Per uscire dal vicolo cieco, sarebbe necessario abbattere drasticamente questi numeri: abolire le province ed altri enti inutili, dimezzare i componenti delle assemblee e degli esecutivi, ridurre le indennità di carica e, in certi casi, limitarle ai soli rimborsi spese. Purtroppo è una intenzione alla quale nessuno ha tenuto fede e una battaglia che nemmeno comprimari come Lega, UDC, Italia dei Valori ritengono di combattere perché anche a loro fa comodo questo “tappo” che ostruisce il rinnovamento. Ma è la battaglia obbligatoria per chiunque voglia presentarsi come innovatore.
Nicola Cariglia
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5/15/2010 - 21:53
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| Nicola Cariglia - Firenze |
Caro Carlo,
Sfortunatamente e fortunatamente non ho i mezzi e le idee di Silvio Berlusconi. Per cui non sono in grado di dare vita ad un partito.
Le mie ambizioni sono più modeste: tenere in vita e tramandare qualche ideuzza non conforme al politically correct che ci sta ammorbando e narcotizzando da qualche anno a questa parte. Finchè è possibile trovare una sede che da spazio a queste idee non conformi, è lecito coltivare la speranza che qualcosa cambi. Il ruolo di Pensalibero è questo. Poi, se assieme a tanti altri, l'idea che lei propone dovesse prendere corpo, allora si conti pure du dii noi.
Un caro saluto,
Nicola Cariglia
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5/14/2010 - 00:04
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| CARLO - CASTELFRANCO DI SOPRA |
FINALMENTE HO AVUTO IL PIACERE DI LEGGERE UN ARTICOLO CON UNA ANALISI LIMPIDA DELLA SITUAZIONE ITALIANA, CON LA QUALE SONO TOTALMENTE D'ACCORDO. CREDO CHE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI APPROVEREBBERO QUANTO CARIGLIA SCRIVE. GRAZIE AL MANTENIMENTO DI QUESTO ESERCITO DI POLITICI, PAGATI PROFUMATAMENTE, L'ITALIA HA OGGI LA PIU' ALTA TASSAZIONE CHE ESISTA AL MONDO. FORSE LA NOSTRA CLASSE POLITICA PENSA DI ARRIVARE A RAPINARE IL 100% DI QUANTO PRODUCIAMO. CHIEDO A CARIGLIA, VISTA LA SUA NOTEVOLE ESPERIENZA, SE RITIENE FAR NASCERE UN MOVIMENTO (PARTITO) CON POCHI MA CHIARI OBIETTIVI PER EVITARE ALLA NOSTRA CARA ITALIA DI SCIVOLARE NEL TERZO MONDO, NONOSTANTE LE GRANDI IMPRENDITORIALITA' DI CUI DISPONE.
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5/13/2010 - 11:27
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| Paolo - Francia. |
Purtroppo lei ha ragione, questa paralisi tutta italiana é pero' appoggiata dalla popolazione che, contraria al resto dell'Europa, continua a votare la stessa gente, e secondo quanto lei scrive, non avrebbe scelta visto che la nomenclatura taglia le gambe ai nuovi per mantenere i privilegi ai soliti noti. Questo vale per tutti gli aspetti della vita in Italia, altrimenti non sarei fuggito dieci anni fà! La distanza geografica dal posto dove sono nato é di circa 1000 chilometri, ma niente a confronto della distanza dalla vita che avevo allora a quella che ho adesso, una distanza come quella tra due pianeti. Per la mia vita lavorativa, per quella privata, per come vedo spesi i miei soldi nelle tasse, sono ad una distanza lontanissima dall'Italia, potrei fare decine di esempi. Lei guarda alla Gran Bretagna che cambia (anche se questa coalizione tra eurofili e euroscettici non durerà...), ma guardi al Portogallo che mentre accoglie il capo della chiesa cattolica, ha approvato in parlamento il matrimonio omosessuale, guardi la Spagna che decide di abbassare i salari dei parlamentari del 15% quando da noi l'argomento del giorno sono i 300.000 euro che l'ex signora Berlusconi riceverà per potersi mantenere dopo il divorzio.
Voi dovete battervi, le parole giuste su un giornale internet resteranno lettera morta senza qualcosa di piu' concreto.
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5/13/2010 - 10:59
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| - roma |
Sono d'accordo su tutto quanto scritto nell'articolo.
Aggiungerei, alle ottime proposte di Cariglia, una soltanto, semplice e sintetica:
Assunto che la politica è servizio e motivazione tesa al miglioramento della società, occorrerebbe che tale servizio fosse reso "A TEMPO DETERMINATO": massimo sette anni e poi si ritorna al proprio lavoro di sempre....
Alessandro De Rossi
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5/13/2010 - 10:50
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| Alessandra Campagnano - Firenze |
Purtroppo da noi troppi aspirano a partecipare all'andazzo denunciato nell'articolo. Troppi appartenenti alla "casta" in realtà non hanno altre possibilità di guadagnarsi da vivere. E allora? Fanno politica! Con quali risultati? Non certo sempre positivi per la collettività. Non bisogna prendere per forza a modello Cincinnato, ma tanti nostri politici sono di lungo corso perché - forse - non saprebbero fare altro. E questa loro attività è pure ben remunerata.
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