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Monday, March 22, 2010
PER UNA VOLTA ALMENO VOGLIA DI AMERICA
Non sono ammalato di esterofilia. Anzi, provo un disagio profondo di fronte alla voluttà con la quale gli Italiani elogiano troppo spesso la scoperta dell’acqua calda se avviene in un altro Paese o quando si stracciano le vesti per qualsiasi critica, fondata o infondata, letta sui giornali esteri.
Credo, però, che il complesso e contrastato iter che ha portato all’approvazione della riforma sanitaria voluta dal presidente Obama negli USA ci offre abbondante materia per pensare seriamente alle condizioni non esaltanti della situazione politica italiana.
Primo: negli stessi mesi nei quali in Italia, alla vigilia di un voto importantissimo, ci si accapigliava su firme autenticate, presenza o meno nei luoghi deputati a presentarle, numero dei presenti nelle varie e contrapposte manifestazioni di piazza, negli Stati Uniti si svolgeva un drammatico confronto sulla riforma sanitaria, un provvedimento che inciderà direttamente sulla vita di decine di milioni di persone. Infatti “la riforma – scrive il Corriere della Sera - estenderà i servizi sanitari a 32 milioni di statunitensi grazie all'allargamento del raggio di azione dei programmi di salute pubblica e grazie ai sussidi alle famiglie che non possono acquistare polizze assicurative private; vieterà anche alle compagnie assicurative di rifiutare le polizze a bambini o adulti con malattie congenite e impedirà di revocare le polizze ai già assicurati. Una riforma con la quale il 95% dei quasi 300 milioni di cittadini americani disporrà di una copertura sanitaria.”
Secondo: è, questa riforma, una dimostrazione di approccio ai problemi con metodo laico, pragmatico, senza pregiudizi ideologici. Come in occasione del sostegno dato alle grandi banche per la grande crisi finanziaria internazionale, gli USA si sono discostati dalla loro abituale concezione di Stato che non si intromette nelle dinamiche del mercato.
Terzo: l’uomo più potente del mondo, il presidente degli Stati Uniti, ha dovuto confrontarsi duramente con le opinioni contrarie di deputati del suo stesso partito ed è dovuto venire a patti con loro, risultando decisiva la mediazione della speaker del Congresso, Nancy Pelosi. I deputati riottosi sono, ovviamente eletti dal popolo e rispondono ai loro elettori non al loro Presidente. In Italia, grazie ad una legge elettorale varata dal centrodestra a livello nazionale ma fotocopiata da quella già sperimentata in una regione da sempre di sinistra, la Toscana, i parlamentari vengono nominati. E devono obbedire ( lo fanno, eccome ) nemmeno a Berlusconi, Bersani, Di Pietro, Casini e compagnia bella, ma ai loro colonnelli e proconsoli.
Probabilmente quando avete letto le cronache di quanto avvenuto negli USA siete stati presi dallo sconforto pensando a dove vivete. E’ successo anche a me.
Nicola Cariglia
P.S. Per cortesia, non si commenti chiedendo cosa propongo in concreto. Sono sei anni, cioè da quando la nostra legge elettorale venne approvata in Toscana e non ancora copiata a livello nazionale che Pensalibero ne denuncia gli effetti disastrosi.
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3/26/2010 - 00:34
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| Claudio Tirinnanzi - Firenze |
Posto volentieri queste parole di Matteo Renzi:
E' americano, si chiama Marcelas Owens, ha 11 anni e una faccia simpatica. È stato ripreso nelle foto e dalle tv di mezzo mondo, mentre assiste alla Casa Bianca, tutto compunto, alla firma di una Legge attesa da quasi un secolo. Sembra Arnold ed è buffo in quella sua posa ufficiale, con la cravatta e il panciotto. Ma la sua storia è tuttaltro che divertente. È il bambino che sta accanto a Barack Obama nel momento in cui il Presidente firma l'agognata riforma della sanità. Ha subito il più grande trauma che può subire un bambino: la perdita della mamma, una delle vittime di un sistema sanitario, quello americano, in mano alle lobby delle assicurazioni. Dopo la grandissima vittoria di Obama, ci saranno trentadue milioni di americani che potranno accedere alle cure anche senza avere contratto un'assicurazione privata. Credo che la politica sia una cosa bella, affascinante, suggestiva: lo dico sempre, perché lo credo e lo penso. Quando la politica non affascina, la colpa è dei politici che si occupano di questioni insignificanti. La capacità di Obama di portare a casa la riforma della sanità mi ha letteralmente entusiasmato: ha dimostrato coi fatti che “Yes, we can” non era uno slogan elettorale, ma un impegno da mantenere. Forse pagherà in termini elettorali per il coraggio che ha dimostrato. Ma uno che non rischia è un politicante, non un politico...
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3/24/2010 - 00:06
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| Paolo - Francia. |
"realizzazione" va di passo con "raggiunta", purtroppo gli errori che si fanno con la fretta!
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3/24/2010 - 00:03
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| Paolo - Francia. |
Lei ha perfettamente ragione Cariglia, per raggiungere dei risultati e cambiare davvero le cose, un buon politico accetta qualche compromesso purché la realizzazione del proprio progetto sia comunque raggiunto, e questo é quello che é avvenuto negli Stati Uniti.
Purtroppo Berlusconi copia solo le apparenze del sistema americano, senza quasi mai riuscire a cambiare qualcosa di importante nell'interesse vero della gente.
Si dovrebbe tornare alla politica vera, fatta di contatto con la gente senza propagande e senza questa ridicola messa in scena dei politici sui telegiornali e in tv, in un clima ormai da "star academy" che ha invaso ormai tutto.
Un caro saluto a lei.
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3/23/2010 - 15:30
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| Nicola Cariglia - firenze |
Caro Paolo,
ho parlato di approccio laico ai problemi, non di legge laica. Estendere un diritto, del resto, non mi pare possa scatenare guerre di religione o cose simili.
Ho citato io stesso, nell'articolo, la mediazione della Pelosi con gli antiabortisti per consentire al presidente Obama di venire a patti con loro. Poi, Obama, ha concesso di non modificare (per ora) ciò che stava a cuore a loro ed ha raggiunto l'obbiettivo di fare passare la riforma. In sostanza, il presidente ha preferito raggiungere un solo obbiettivo, il più importante, piuttosto di non raggiungerne alcuno. Tanto più che, per quanto riguarda l'aborto, non era in discussione il diritto, ma la possibilità dei finanziamenti pubblici. Ecco: per pragmatismo laico, intendo proprio questo. Raggiungere i risultati invece di lasciare incancrenire le situazioni.
Lo stesso si può dire per gli aiuti dello Stato alle banche, in un Paese ideologicamente contrario agli interventi statali.
Un caro saluto.
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3/23/2010 - 00:22
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| Paolo - Francia. |
Tutto si puo' dire della riforma di Obama tranne che sia "laica", visto che é stata approvata anche per le concessioni fatte agli anti-abortisti.
In Italia non si é da meno, visto che la chiesa come da sempre si intromette nelle campagne elettorali e indica agli elettori quali siano i candidati da votare e quali no.
Quanto alla "destra" e alla "sinistra" mi sembrano ormai parole senza significato, utili solo ai politici per garantirsi le poltrone e i privilegi mettendo i cittadini gli uni contro gli altri.
Il "centro" ancora peggiore, ipocrita e si attacca al carro di chi vince cercando di restare sempre a galla.
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3/22/2010 - 19:10
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| Nicola Cariglia - Firenze |
Caro Grifoni,
se non capisce che la situazione italiana è quella che è proprio perchè centrosinistra e centrodestra hanno gli stessi vizi, Lei non è pronto per essere "costruttore" di democrazia. Tutt'al più un "utilizzatore finale"
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3/22/2010 - 18:54
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| Giuseppe Grifoni - Frosinone |
Forse sarebbe il caso di ricordare che negli Stati Uniti non c'è un presidente al quale ride dietro mezzo mondo come al nostro presidente del consiglio e che è padrone di mezza informazione. Lei, caro Cariglia, stando come sempre nel mezzo, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, finisce per fare il gioco di Berlusconi. In questa situazione è necessario prendere posizioni nette.
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