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Sunday, November 22, 2009

IL VERO PROBLEMA NON È IL DIRITTO ALLO STUDIO

diritto allo studio
La gara sarà a lisciarli per il verso del pelo, a dire loro che hanno ragione, ma devono capire, che possono protestare, ma non per questo assaltare le sedi della pubblica istruzione. Invece, credo che nei confronti degli studenti universitari, o, meglio, di quelli che sono scesi in piazza ed hanno agitato le vie, occorre essere più onesti e diretti: sbagliate. Siete gravemente in errore. Il problema italiano non è che manchi il diritto allo studio, ma che tutti hanno diritto d’accedere a studi che valgono poco, e talora niente. Il problema non è la selettività, ma il passaggio mandriano di tutti quelli che non si ritirano (alla fine ne laureiamo meno che altrove, ma li selezioniamo per abbandono, non per merito). Il problema non sono i pochi soldi a disposizione, ma i troppi buttati per finanziare cattedre assegnate per meriti non accademici. Il problema non è la libertà culturale di chi organizza i corsi universitari, ma l’anarchia irresponsabile di chi inventa corsi e cattedre per sistemare amici e parenti.

Gli studenti dovrebbero ben protestare, ma contro quest’andazzo dequalificante di cui faranno le spese. E dovrebbero protestare anche contro il ministro, se questo li eccita, contro il governo e contro chi pare a loro, ma rimproverando a governanti e legislatori di avere fatto poco e lentamente, non troppo ed in fretta. In Germania s’agita la protesta degli studenti, come da noi, ma lì reclamano più meritocrazia e più qualificazione, quindi anche più soldi per corsi di alta qualità. Che il cielo li benedica. Che cosa ne ho letto, in italiano? “La rivolta degli studenti secchioni”, così è stata data la notizia delle proteste tedesche. E ci vuol poco a capire che utilizzare “secchioni” al posto di “bravi” comporta un giudizio che già racconta il disfacimento culturale della vita pubblica.

Non solo non mi preoccupa, ma trovo normale che gli studenti protestino contro chi governa. Rientra fra le cose ovvie, come il cambio delle stagioni. E’ inquietante, invece, che lo facciano non per reclamare il nuovo ma per proteggere il vecchio, come se il conservare il passato possa rispondere ad un qualche loro interesse. E’ vero l’esatto contrario. Mi preoccupano i gesti forti, che ancora viaggiano dietro la soglia dei violenti, non accompagnati da idee pesanti, da proposte, da suggestioni per il futuro. Alla fine tutto si scarica in un odio ideologico, in un’avversità politica che punta tutto sugli schieramenti e lascia sospesi i contenuti. E non mi basta l’osservazione consolatoria secondo cui quelli in piazza sono una minoranza, mentre la maggioranza sta altrove, perché questo non spiega e non dimostra nulla. Sono le minoranze, spesso, a dar voce ai sentimenti diffusi. Quelle che, un tempo, si chiamavano “avanguardie”. E quelle di oggi hanno un’idea mitica e fasulla del passato, non ne hanno nessuna di futuro e vivono il presente come antagonismo senza contenuti.

Vogliono l’università che hanno conosciuto, solo con più soldi? Se la godano, come moltiplicatore d’ignoranza e baccanale per clientele. A restarci fregati saranno i meritevoli non socialmente protetti, saranno i ragazzi che non vengono da famiglie ricche o professionalmente favorite, per ciò stesso condannati ad avere una cattiva istruzione e nessuna speranza d’incrementare significativamente il reddito familiare. Quelli tedeschi saranno studenti “secchioni”, ma quelli che vedo, da noi, somigliano troppo a classisti reazionari.

Davide Giacalone - Pubblicato da Il Tempo


L’ARMADIO DEI PARTITI MORTI
Ho un dubbio perche conosco poco le normative sul finanziamento pubblico: non sarà che un partito che ha avuto degli eletti continua a ricevere contributi anche quando non li ha più? E che un partito riceve dei finanziamenti anche se non ha eletti, basta che abbia un po' di voti? Di Claudio Bellavita

Non so come funzioni in altri paesi di normale democrazia, ma credo che siano pochi quelli dove così tanti partiti vengono conservati in vita dopo la morte politica, con pratiche che vanno oltre l'accanimento terapeutico. Più numerosi a sinistra, tanto che farne un censimento richiede una ricerca impegnativa, abbondano anche al centro, dove vige il motto "provaci ancora Sam", e finora ci hanno provato più di una decina , lasciando vestigia più o meno organizzate. Fatti avanti Rutelli... Anche all'estrema destra se ne contano più di tre. Gli unici che sembrano scomparsi in modo definitivo sono i tentativi di secessione dalla Lega.
Ogni tanto i partiti morti tentano un'operazione consortile, promettendo che se sta in piedi sarà il paradiso in terra: si farà un partito che nasce dal basso, i vecchi dirigenti battuti in tante battaglie andranno a casa lasciando il posto a giovani, donne, immigrati (ma va là) e il latte e il miele scorrerà intorno all'arcobaleno (intorno a Sel scorre piuttosto il fiele).
Ho un dubbio perche conosco poco le normative sul finanziamento pubblico: non sarà che un partito che ha avuto degli eletti continua a ricevere contributi anche quando non li ha più? E che un partito riceve dei finanziamenti anche se non ha eletti, basta che abbia un po' di voti?
Con qualche problema di diritto amministrativo e costituzionale, perché se ha senso erogare dei contributi ai gruppi parlamentari o addirittura ai singoli parlamentari, ha meno senso erogarli a associazioni non riconosciute e non regolamentate, molte delle quali su basi monocratiche-familiari. Ma anche per quanto riguarda l'erogazione ai parlamentari, ci sarebbero dei problemi: una volta si poteva dire che i parlamentari venivano eletti, ma adesso sono nominati da chi, in modo ignoto alla legge e alla costituzione, si è impadronito del potere di metterli in lista nell'ordine che più gli conviene. I 450 pifferi della banda dei nostri costituzionalisti, che raramente studiano le costituzioni altrui, sono anche restii a occuparsi dell'art 49 (peraltro anche del 39) della nostra costituzione.
Ho qualche dubbio che la corte costituzionale, se arrivasse a essere investita del problema lascerebbe le cose come stanno. Ma come si fa a ricorrere contro un provvedimento interno delle camere, che sono sovrane nel loro ordinamento e nel loro bilancio? perché sono le camere che erogano questi finanziamenti a pioggia, magari per assicurare consensi per qualche settimana ad altri provvedimenti.
In ogni modo, non agitiamoci: in un paese dove sicuramente c'è ancora l'ente per la tutela dei garibaldini (intesi come seguaci di Garibaldi), come si può negare tutela alle differenti versioni dei seguaci di Trotskij (inteso come Leon) e di Craxi (inteso come Bettino e tra un po' anche Bobo?)

Davide Giacalone

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