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Wednesday, September 27, 2006

Musiche del '900 (6°)

Donna
Alben Berg
Nasce a Vienna il 7 febbraio 1885 vivendo una situazione familiare difficile a causa della prematura morte del padre. Nel 1904 diventa allievo di Arnold Shönberg in teoria musicale e composizione.
Dotato di grandi capacità di comunicazione affrontò nel corso della sua vita pochi ma ineccepibili progetti, che rielaborò con attenta meticolosità. E stato uno dei grandi maestri della teoria dodecafonica.
Due le opere liriche, veri capolavori del ‘900, realizzate. Il Wozzek e Lulu, la cui prima rappresentazione fu eseguita nel 1937 allo Stadttheater di Zurigo.

Femme fatale
Verso la fine dell’Ottocento fece la sua comparsa la figura della “femme fatale”.
La letteratura, come le scienze sociali iniziarono a riferirsi alla donna per tentare di approfondirne le caratteristiche istintuali. La femme fatale divenne materia dell'arte, soggetto nelle arti figurative, nella letteratura, nella musica di fine secolo.
In un mondo dominato dal razionalismo, in una società borghese che non concedeva sconti ad erotismo e istinto, l’uomo trovò nell’immaginario sulla donna una potente, nuova brezza di sensualità, naturalità ed impulsività. E nell’immaginario collettivo, il soggetto artistico si trasformò in una giovane donna seduttrice, mossa dalla sconvolgente vitalità del proprio temperamento sottomesso allo stimolo del piacere sensuale.

Il vaso di Pandora
Berg ispirò la sua Lulu ai 2 drammi teatrali dello scrittore Frank Wedekind, Lo spirito della Terra e Il vaso di Pandora.
Nel maggio del 1905 il ventenne Alban Berg nella sala del teatro Trianon a Vienna assistette alla prima del discusso dramma Il vaso di Pandora.
Era stato a Parigi che Wedekind aveva assistito alla rappresentazione di una burla intitolata Lulu, la danzatrice clown, di Felicien Champsaur. Uno dei personaggi era addirittura Schopenhauer, nel ruolo teatrale tentava di anatomizzare con distacco quel “qualcosa di femminile” che non poteva essere scomposto, ma unicamente esperimentato.
Bastava che Lulu si sollevasse e ballasse davanti a lui, per vedere il grande filosofo ridotto come un’idiota.
Wedekin afferrò quest’idea di potente richiamo carnale e la approfondì in un complesso di temi, elementi e avvenimenti contemporanei, quali la prostituzione, l’omosessualità, una inaudita violenza, la sottomissione psicologica inseriti nell’epidemia di colera che aveva deturpato Amburgo nell’anno 1892. Ne nacque la “tragedia mostruosa in cinque atti” intitolata Il vaso di Pandora.

Lulu
Opera in tre atti e sette scene con prologo, è rimasta incompiuta al secondo atto per la morte prematura del compositore ed è stata completata, utilizzando gli appunti del maestro, da Friedrich Cerha nel 1979.

Ogni uomo le si rivolge in maniera differente.
La chiamano, Mignon, Eva, Nelle, Lulu. Ella accetta di essere tutte e nessuna.
Deve cambiarsi d’abito ad ogni quadro, donna che domina gli uomini ma che alla fine ne sarà vittima.
È potenza generatrice, nitida e perfetta, ma pure decadimento compiuto.
Totalmente emancipata e interamente dominata, sacrificata ed aguzzina.
Nata per amare, ma senza alcuna concezione dell'amore.
Prostituta che si cela, bambina sincera e sfacciata.
Languida e glaciale, senza passato e senza avvenire.
Trucidata da Jack lo Squartatore.

Alban Berg in questo suo secondo e ultimo capolavoro fa ampio uso della tecnica dodecafonica, con soluzioni personalissime e che non hanno corrisposto in maniera rigorosa ai principi ideati da Arnold Shönberg.


Umberto Zanobetti
http://dmoz.org/profiles/umbertozan.html

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