7 novembre 1917: cento anni dalla rivoluzione Russa.

di Enrico Martelloni | 8 novembre 2017

Più che una rivoluzione quella di Lenin fu un colpo di stato, forzando la mano dei Soviet (sindacato), dopo che  nel marzo precedente Nicola II abdicò in favore del fratello Michail Aleksandrovic Romanov, che spaventato immediatamente rifiutò. Senza più uno Zar, in balia della bancarotta e del fallimento militare, la Russia si affidò al governo Kerenskij. La successiva l’offensiva militare contro gli imperi centrali subì in quell’estate una disfatta clamorosa e portò all’armistizio di Brest litovsk. Lenin con l’aiuto tedesco, tornò  precipitosamente dalla Finlandia dove fu rifugiato.  Per causa di una avventata mossa politica dello stesso Kerenskij contro il generale Kornilov e il partito degli industriali, egli riabilitò tutti i capi bolscevichi, Stalin compreso. La Germania aveva tutto l’interesse di indebolire la Russia e poco le interessava quale governo si sarebbe affermato;  Lenin stesso poco gli interessava come, memore della lezione del suo mentore Parvus. Nel caos di milioni di profughi scappati dal fronte, Lenin anticipò nell’ottobre giuliano il colpo di stato preparato da Trotskij . Vennero soppressi tutti i partiti democratici presenti nella Duma, e nel gennaio del 1918 una parte cospicua dell’esercito passato ai bolscevichi occupò l’Assemblea Costituente. Cominciò già dal dicembre del ’17 il terrore della polizia, la Ceka, il futuro KgB, cui il primo capo fu Dzerzinskij e la guerra civile. Trotskij introdusse di nuovo la pena di morte che servì in particolare per purghe interne agli stessi bolscevichi e verso gli avversari politici esterni, ma anche verso tutto a quella sospetta “ intellighenzia “  divenuta infida al proletariato. La guerra civile terminò nel ’22, ma trovò strascichi anche per alcuni anni successivi nelle regioni più orientali. Preso il potere, Vladimir Lenin s’impegno nella guerra contro i contadini. La terra dei latifondi vennero trasformati in Kolkoz ovvero aziende statali, ma prima questi, vennero vessati duramente con più decreti, che imponevano il sequestro di gran parte del raccolto per sopperire allo sforzo bellico dell’esercito, la nascente Armata Rossa. Seguirono anni tristissimi. Nel ’21 e ’22 a causa delle ristrettezze alimentari, in Ucraina e nel Kuban a maggioranza ucraina, morirono d’inedia un milione e mezzo di Kulaki e contadini che si erano ribellati contro la confisca, come accadde in Russia nella regione di Tambov, nelle terre nere del medio Volga; fu la prima Holodomor delle tre che si compirono. Il sangue non si fermò più neppure dopo la demenza senile che portò alla fine Lenin. Le carestie che seguirono provocate dalla politica di Stalin, mieterono quasi dieci milioni di kulaki, contadini, ucraini, tatari, kazaki e russi nel 1932/33 e nel 1946/47. Non meno famosi dei campi nazisti, furono i lager sovietici. I primi erano già pieni nei primi mesi del potere sovietico. Quelli dell’Arcipelago delle Solovky principalmente usato per i prigionieri di guerra, divenne un campo di sterminio dove fiumane di persone vi finirono i loro giorni. I nazisti ne presero esempio, mentre il Mondo non sapeva o faceva finta di non sapere. I Gulag ( Organizzazione generale dei Lager) divennero un arcipelago infinito. Tra i tanti, i nomi Karaganda, o di Kolyma. Questo, nell’estremo nord est, sopra la Jacuzia, oltre la taiga si riempì e popolò una regione estrema e inospitale. “ Così deportarono “Leningrado da Leningrado”, come per tutte le città. Le donne videro nella notte di quegli anni portar via i loro uomini in un Voronok verso Butirki, o nei treni tra i binari sperduti della periferia . Attraverso i vagoni rossi, gli Stolypin, nel silenzio assoluto di quasi 20 milioni di kilometri quadrati sparirono quasi tutti per sempre, anche  bambini, donne, uomini di tutte le età, religione, stato sociale, contadini, intellettuali, scienziati che fossero. Con essi sparirono intere lingue e popolazioni.   

Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

Un commento

  1. mario rossi

    colpo di stato niente più niente meno. a gennaio lenin liquido la dunma rimasta con la frae ” la guardia è stanca andate tutti a casa.”

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