5 Stelle PD e Giustizia: quando cencio parla male di straccio

L’avviso di garanzia a Nogarin è il quindicesimo di questa inchiesta: in precedenza ne erano stati recapitati, tra gli altri, all’ex sindaco PD Cosimi e a due suoi assessori, all’assessore della giunta Nogarin, Lemetti.

Filippo Nogarin

di Tuttocchiali | 8 maggio 2016

Se c’è un caso che capita a proposito per esaltare il ridicolo e gli imbarazzi di Cinque Stelle e PD di fronte al tema Giustizia, questo è proprio il “caso Nogarin”, ovvero l’avviso di garanzia che ha raggiunto il sindaco di Livorno per la tormentata storia dell’AAMPS, l’azienda che si occupa dei rifiuti.

La vicenda è annosa e coinvolge, in gran parte, lo stesso PD che a Livorno ha dominato per 70 anni (veri, non come quelli di attesa della riforma della Costituzione proclamati dalla ministra Boschi) ed i Cinque Stelle che all’ininterrotto dominio posero fine due anni orsono. A quanto se ne sa, l’inchiesta è divisa in due parti: una prima parte che riguarda la gestione del PD all’origine del buco nel bilancio e una seconda che riguarda la giunta del M5S, che si è trovata a gestire una società già in gravissime condizioni. Il tutto contrassegnato da eventi che hanno squassato la tranquillità di Livorno: un bilancio chiuso nel 2014 con 20 milioni di perdita; un debito di 42 milioni; la richiesta della Giunta Nogarin di amministrazione controllata; 250 dipendenti in comprensibile ma non innocente subbuglio; scioperi che precipitarono la bella città labronica direttamente sotto cumuli di spazzatura e, dulcis in fundo, un CDA nominato e immediatamente rimosso dalla Giunta Nogarin, 33 precari assunti nonostante il parere contrario dei sindaci revisori e, in aggiunta, tre consiglieri comunali a cinque stelle riottosi e pertanto espulsi dal movimento.

L’avviso di garanzia a Nogarin è il quindicesimo di questa inchiesta: in precedenza ne erano stati recapitati, tra gli altri, all’ex sindaco PD Cosimi e a due suoi assessori, all’assessore della giunta Nogarin, Lemetti. Vari i presunti reati contestati: bancarotta fraudolenta, peculato, falso in bilancio, abuso d’ufficio e indebita induzione a dare o promettere utilità.

L’AAMPS è azienda al 100% del Comune. E’, perciò, il classico caso nel quale c’è da mettere nel conto che, al di la dei reati ipotizzati, l’intento di tutti gli attori sia stato quello di mettere una toppa ad una situazione disastrosa, che si trascinava da anni e che si ripercuoteva pesantemente sulla città: non di essersi mossi alla ricerca di interessi personali.  In un Paese normale, ci sarebbe stato un rispettoso silenzio in attesa degli sviluppi dell’inchiesta. E, invece, ci tocca assistere ad un scontro senza esclusione di sciocchezze e cattiverie proprio da parte dei partiti ai quali appartengono gli amministratori implicati. I neo-garantisti del PD, con gesuitica improntitudine si fanno belli della loro inesistente diversità (ma che mania irresistibile!): “ noi siamo garantisti sempre, anche verso Nogarin; ma voi che fate i puri, chiederete le sue dimissioni?”. E’, in tutta evidenza, un modo come un altro per dire che anche gli amministratori grillini hanno problemi con le inchieste, non solo quelli del PD. Peggio ancora lo spirito fascio-stalin-populista che anima in questa disputa i Cinque Stelle che, con Di Maio, vanno a Lodi a manifestare contro il sindaco che si trova in prigione per un provvedimento che appare eccessivo a tutte le persone di buon senso. E si gonfiano di orgoglio garantendo che il loro sindaco (Nogarin) si dimetterà immediatamente senza aspettare il processo, se gli sviluppi dell’inchiesta lo dovessero richiedere. Ah, si? Lo dovessero richiedere a giudizio di chi? Del partito? E se Nogarin avesse un giudizio diverso? E la presunzione di innocenza? Si potrebbero fare altre mille considerazioni, tutte ispirate al concetto di Stato di Diritto. Ma è un concetto per persone serie.

Tuttocchiali: uno scriba errante e discontinuo che appare e scompare da oltre quaranta anni su giornali e testate della Toscana. qualcuno dubita che realmente esista, altri pensano addirittura che i suoi scritti siano frutto dell'opera collettiva di una molteplicità di altri scrivani. Ma non è lecito rivolgersi ad esempi del passato che porterebbero a confondere l'ironia con il ridicolo.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*