Il nuovo ’29 prossimo venturo

Comincio a credere che il nuovo ’29 arriverà proprio dal crollo improvviso del BITCOIN e di tutte le altre c.d. criptovalute. Che nessun governo dichiara illegali

di Alessandro Silvestri | 12 marzo 2018

Siamo dunque arrivati al ’18 del nuovo secolo.
Manipoli di illustri sconosciuti sfidano e sostituiscono rapidamente i vari “ancien régime” in molte parti d’Europa.
Oggi un amico che non sentivo da anni, piccolo artigiano in perenne crisi come tutte le altre partite IVA, mi cerca per propormi di entrare nella sua rete del Bitcoin.
Gli spiego che è lo schema Ponzi riproposto in chiave moderna e moltiplicato a varie potenze per via di internet, e non lo sento più.
Quelli che promettevano la moralizzazione pubblica, lo stipendio per tutti hanno vinto le elezioni in Italia.
Già 25 anni fa, quegli altri del “bipolarismo” idem e ci ritroviamo con una Italia impoverita del 400% in un quarto di secolo.
Comincio a credere che il nuovo ’29 arriverà proprio dal crollo improvviso del BITCOIN e di tutte le altre c.d. criptovalute.
Quando non lo so (altrimenti sarei in corsa per il NOBEL dell’economia) però questa sensazione forte e costante non mi abbandona.
Chissà perché nessun governo dichiara le criptovalute illegali.
Già il premio Nobel.
Alfred Nobel, membro della cupola mafiosa mondiale del suo tempo, fece i fantastiliardi come Paperon de Paperoni, grazie all’industria bellica. Le banche, il petrolio, l’industria chimica.
Però oggi il Nobel (ad es. per la pace…) è un premio ambitissimo. Per il prestigio sociale e professionale che comporta, e magari anche per il bel gruzzoletto che viene elargito assieme al medaglione. Un metodo davvero perfido e sagace per assicurarsi la complicità duratura delle élite mondiali.
Du Pont promosse attraverso una battaglia globale mediatica, lo sradicamento dell’economia basata sulla CANAPA, una pianta dai mille usi e benefici, demonizzata per via della marjuana oggi (finalmente) rivalutata; ritrovandosi dopo pochi anni in mano il monopolio mondiale delle fibre sintetiche.
I Rotschild (e i loro vari discendenti imparentati con le case regnanti di mezzo mondo) continuano a speculare indisturbati e a tenere in scacco stati ed economie macroregionali con il morso del debito pubblico e privato.
Intanto i paesi del Terzo Mondo (ma presto anche quelli del secondo) stanno nelle stesse identiche condizioni del periodo coloniale (probabilmente pure peggio) a colonie formalmente dismesse.
I paradisi fiscali infine, sono ancora saldamente nelle mani di Sua Maestà britannica, che la I e la II guerra mondiale le ha vinte specialmente nei confronti del suo nemico storico (fin dai tempi di Enrico VIII) ovvero il Papato.
Tant’è vero che nel dopoguerra si sono susseguiti un sacco di guai per il Vaticano, soprattutto di natura bancaria. Che i soldi naturalmente, frutto di secoli di “risparmi” non li teneva certamente sotto il mattone, o sotto San Pietro che è la stessa cosa.
Mi piacerebbe che qualche magistrato, o almeno un grande giornalista (se ne rimangono) indagasse sui retroscena dell’introduzione dello Swift code e sulle “voci di corridoio pontificio”. Ad esempio.
Paradisi fiscali legali, che come scoprì anche il grande e mai dimenticato Giovanni Falcone, si alimentavano e si alimentano con tutte le più grandi porcherie commesse su questa Terra.
Ma sono certo che nessuno di voi da quando è nato, ha mai sentito o letto una sola riga parlar male della Regina d’Inghilterra. Che grazie anche ai suoi primi ministri, di qualsiasi colore politico, e ai suoi rangers di là dall’Oceano, continua a dettare legge al mondo.

Un colpo molto duro da accettare per tutte quelle generazioni che hanno amato la letteratura anglosassone, Hitchcock, la minigonna, i Beatles, i Rolling Stones, David Bowie, gli U2.

Alessandro Silvestri

Ho iniziato ad interessarmi di giornalismo già alle scuole medie dove la professoressa d'Italiano ci faceva leggere i quotidiani in classe. Il "caso Moro" divenne il primo grande incontro con il mondo reale e plumbeo della cronaca politica e del sottobosco terroristico e criminale. Da fucecchiese un po' atipico poi, per via della mamma del Sud, avere avuto un compaesano come Indro Montanelli, è sempre stato motivo di orgoglio e di sfida a non conformarsi. Il passo successivo è l'impegno politico, denso di amore e frustrazione che si trascina fino ad oggi. Come una malattia inguaribile. Un socialista apolide, di scuola rosselliana, minoranza nella minoranza italica. Negli anni scrivo per "Il Tirreno" per "Il Quotidiano della Basilicata" per "Mondoperaio" e per publicazioni minori. Ma senza ritenere che debba mai divenire una professione. Il politico e il giornalista dovrebbero essere indipendenti al 100% da ogni forma di potere e dovrebbero ancor di più, garantire un servizio volontario e circoscritto nel tempo. Una sorta di "cursus honorum" che oggi non esiste quasi più in nessun campo che conti. Infatti mi occupo di ristorazione da oltre 25 anni. Da quando il web poi, ha dato la possibilità a tutti di dire la propria, è li' che pubblico i miei pensieri, oggi prevalentemente sulla mia pagina facebook e su Pensalibero.it che gentilmente mi offre uno spazio di completa libertà. Per un anticonformista disincantato, snob e giramondo, è il massimo delle aspirazioni.

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