Una nuova “guerra” di indipendenza per stare in Europa con la schiena diritta

Dietro l’angolo c’è il commissariamento, questa volta etero diretto, dell’Italia: cioè il governo “tecnico” imposto dall’Europa.

Altro che “compiti a casa”, quelli che noi italiani stiamo facendo. Sarebbe l’ora di chiamare le cose con il loro vero nome. Gli eurocrati di Bruxelles ed il nostro “governo tecnico” ci stanno succhiando il sangue. Dopo che, dalle nostre tasche si sono volatilizzati centinaia di miliardi di euro, lo spread è sempre lì.

Dietro l’angolo c’è il commissariamento, questa volta etero diretto, dell’Italia: cioè il governo “tecnico” imposto dall’Europa, in presenza del quale tutto il nostro costoso apparato politico istituzionale diventerebbe una pura finzione.

A questo punto, sempre per chiamare le cose con il loro vero nome, la prospettiva che abbiamo di fronte, se ci resta ancora un briciolo di dignità, è quella di una vera e propria “guerra” di indipendenza. Combattuta non più con le armi ma sul terreno altrettanto difficile dei mercati e della finanza.

Il teatro dello scontro è l’Europa. E solo le proposte ed i programmi sull’Europa, nella prossima campagna elettorale avranno senso.  Ferma restando l’importanza di temi come la legge elettorale, i matrimoni civili, la giustizia, e chi più ne ha più ne metta, il destino dell’Italia per diverse generazioni dipenderà da come vogliamo restare in Europa.

E ancora una volta non dobbiamo aver timore a dire le cose come stanno.

La moneta unica non ha senso se, poi, acquistare denaro ad alcuni paesi membri costa uno, ad altri sette, otto o dieci. Non ha senso quanto meno per l’Italia che, ha succhiato sangue ai propri cittadini, possiede banche meno imprudenti rispetto a quelle di tanti altri paesi (con meno titoli spazzatura nel portafoglio) e vanta una economia reale di tutto rispetto. Ma sconta le paure che nutrono i mercati circa la reale volontà e capacità di tutti i paesi che lo hanno adottato di difendere l’euro. In altre parole, i tassi sono alti perché è in crisi di credibilità l’euro. Ed il problema è di tutti, anche della Germania, della Finlandia, dell’Olanda; non della sola Italia o della sola Spagna.

Dunque, il come stare in Europa dovrà essere il tema centrale delle prossime elezioni. E non sarà semplice.

I partiti che più hanno contribuito alla costruzione delle istituzioni europee, in Italia, sono defunti o ridotti a vita puramente vegetativa. Si chiamavano e si chiamano DC, PSI, PSDI, PRI e PLI, cioè i partiti spazzati via da quella oscura operazione denominata Tangentopoli.

E’ una storia con cui i partiti attuali hanno poco o niente da condividere e, purtroppo, si vede chiaramente.

Sia chiaro: si tratta non di uscire da questo processo, ma di portarlo a compimento.

Fino alle estreme conseguenze: unione politica con tutto ciò che ne consegue anche per uscire dalla crisi e prevenirne altre: un Governo e una Banca centrale.

A questo fine torna di grande attualità l’ideale di federalismo europeo per il quale, a cominciare da Altiero Spinelli, si spesero la maggior parte dei grandi leaders laici e socialisti del dopoguerra.

Perciò quella che ho chiamato “guerra” di indipendenza (autonomia, se preferite) nei confronti dell’Europa sarebbe tema sul quale impegnare le migliori risorse intellettuali della cultura laica, liberale e socialista che (al pari di quella democristiana) tanto si impegnò per il processo di integrazione politica rimasto incompiuto.

Ancora una volta è bene precisare che non si tratta di chiamare a raccolta i brandelli dei partiti che furono. Si tratta piuttosto di impegnare su un grande progetto ed una grande battaglia quella miriade di circoli e associazioni che sono favorevoli ad unificare tutti i rivoli della cultura laica e liberalsocialista in un progetto politico nuovo.

9 commenti per “Una nuova “guerra” di indipendenza per stare in Europa con la schiena diritta”

  1. Gian Franco Orsini

    Attualmente esistono da risolvere impellenti problemi europei e nazionali. Solo un’integrazione politica più stretta può risolvere i problemi europei. La sola unione monetaria senza un’unione economica, fiscale e politica non può dare stabilità all’Euro. L’Europa manca di un trattato costituzionale e di un governo eletto dai popoli. Solo un atto di generosità dei paesi più ricchi verso quelli più poveri può portare ad una maggiore unione politica, perchè bisognerà procedere ad una socilizzaione del debito pubblico dei vari stati membri. Riguardo ai problemi italiani è necessario procedere rapidamente ad una riforma costituzionale, in modo che l’esecutivo venga rafforzato per procedere rapidamente ad una modernizzazione del paese, così da renderlo più efficente. Abbiamo visto per esperienza che la legge elettorale, da sola, non può risolvere i problemi della governabilità. Una cosa è certa, gli italiani continuano a vivere al di sopra delle loro possibilità ed hanno un sistema di welfare non più sostenibile e che fino ad oggi è stato finanziato col debito pubblico.

  2. Alberto Lopez

    “La moneta unica non ha senso se, poi, acquistare denaro ad alcuni paesi membri costa uno, ad altri sette, otto o dieci. Non ha senso quanto meno per l’Italia che, ha succhiato sangue ai propri cittadini, possiede banche meno imprudenti rispetto a quelle di tanti altri paesi (con meno titoli spazzatura nel portafoglio) e vanta una economia reale di tutto rispetto. Ma sconta le paure che nutrono i mercati circa la reale volontà e capacità di tutti i paesi che lo hanno adottato di difendere l’euro. In altre parole, i tassi sono alti perché è in crisi di credibilità l’euro. Ed il problema è di tutti, anche della Germania, della Finlandia, dell’Olanda; non della sola Italia o della sola Spagna.” : Monti lo ha capito, Draghi pure. Gli altri leader europei fanno finta di non capirlo.
    Aggiungerei solo che in qualita’ di terzo contribuente dei vari fondi istituiti a salvaguardia dell’euro, che sono serviti per intervenire in soccorso di Irlanda, Grecia e Portogallo, l’Italia e’ a pieno titolo un paese creditore come la Germania.
    Cosi’ “il giocattolo” non ha speranza di funzionare mai.

  3. Caro Michele,
    Prima della mia unica lezione di specializzazione in volo acrobatico a Locarno, il mio istruttore Svizzero Tedesco, controllò l’olio al motore, poi buttò a terra lo straccio dicendomi di raccogglierlo e buttarlo nelle immondizie.
    Capii la lezione quando puntato il muso dell’aereo dritto al Cielo, lo fece fermare in verticale perfetta, poi mentre eravamo perfettamente fermi, non toccò i comandi, come poi feci io principiante, nell’equilibrio perfetto portò la testa a destra e vidi l’aereo seguirlo.
    Imparai poi con gli elicotteri che quando vi sono reazioni non lineari come in questi, potrebbe bastare spostare un solo dito, posto un momento di equilibrio simile.
    Presto l’economia Usa presa tra Obama e Romney, raggiungerà un simile perfetto equilibrio, finirà la crescita e prima di un eventuale calo del Pil, ci sarà un istante di equilibrio perfetto!
    Poi eventualmente ci sarà una discesa nella direzione, dove si sarà posto il nuovo punto di equilibrio, prima di ricominciare a crescere, perchè non possiamo provare a fare qualcosa di sinistra, scombinando un po’ gli attuali detentori della finanza?

  4. Incontestabile caro Michele. Ma mi interessava esprimere cio’ di cui dovremmo accorgerci noi, non gli altri.

  5. michele

    ma dai: ” la salute del mondo dipende dall’Italia” ,e tu ci credi? L’Italia non conta niente è meno del 3% del PIL mondiale, non produciamo niente di vitale( petrolio, materie prime, terre rare, macchine ad alta tecnologia, beni agricoli insostituibili) assolutamente niente e contiamo poco politicamente.Se falliamo il mondo se ne accorgerà un pò più dell’Islanda, tutto qua!!!

  6. Tvrevigiano

    Caro Nicola,
    Oggi come disse anche Obama, la salute finanziaria del Mondo dipende dall’Italia, non avremo mai piú un’occasione simile, facciamolo saltare, facciamolo saltare tutto, ma avete tutti dimenticato?
    Giro giro tondo, casca il Mondo, casca la terra, tutti giú per terra!
    Italia sia!
    Quella dei bambini Italiani che non nascono nemmeno piú, per chi mai dovremmo salvare il sistema finanzirio globale, facciamolo saltare.

  7. Marzio Siracusa

    Cinquantacinque anni fa ci si spellava le mani in nome dell’Europa perché ricattati non dalla guerra ma dal risultato della guerra che aveva visto l’Europa tout court sconfitta. Ma non occorreva molto acume per capire che le diversità storiche delle nazioni alla fine si sarebbero scontrate, come infatti sta accadendo. L’emorragia è in atto e non credo che l’idea federale possa fermarla, tutto il processo di unione europea si basa su una menzogna storica che viene a galla e impone la sua verità. D’altra parte la sirena del “tutti-insieme-appassionatamente” mi sembra stia facendo acqua un po’ ovunque nel mondo. Che il mito buono dell’ecumene vada finalmente a farsi benedire anche se i suoi salvatori-aguzzini mandano sonde su Marte sperando di organizzare un altro salto di gerarchie logiche?

  8. n.c.

    Nessuna meraviglia che ci guardino dall’alto in basso. Anche noi, per giudicare tedeschi, Inglesi, Francesi facciamo spesso ricorso ai luoghi comuni. Come italiani abbiamo molti difetti. Uno dei maggiori, come ci ripetiamo continuamente, è quello di essere individualisti. Vorrei che ogni tanto ci sentissimo Nazione per fare valere i nostri interessi. E per fare capire che anche noi possiamo arrabbiarci e “colpire duro”. Esattamente come fanno gli altri. O si pensa che in Europa ci siamo entrati per carità altrui?

  9. michele

    per combattere le guerre ci vogliono i soldi e noi non ne abbiamo e quindi persino le nostre umili e deboli velleità di pseudo-indipendenza saranno distrutte.Il problema centrale dell’Italia è la fiducia, i mercati non ne hanno alcuna nell’Italia e negli italiani e , detto fra noi, non so come dargli torto.Supponiamo che io presto 100 euro al mio migliore amico, lo conosco dall’infanzia, so che ha un buon lavoro e non ha mai mancato alla sua parola. Se non potrà restituirmeli alla scadenza non farò problemi perchè ho fiducia in lui. Se li prestassi ad un giocatore d’azzardo invece comincerò a tempestarlo di telefonate ed SMS da un mese prima della scadenza e se non me li può restituire farò il diavolo a quattro…è logico, no? Con gli stati è lo stesso: il Giappone ha un debito doppio dell’Italia ma nessuno lo chiama per dirgli di restituirlo perchè è come una persona di parola e tutti sanno che li restituirà, l’Italia ( ma anche Spagna e Grecia) corrispondono al giocatore d’azzardo, al marinaio con una donna in ogni porto od una donna di facili costumi e cioè di scarsissima fiducia. Oggi è di moda dare la colpa di tutto alla ” speculazione” senza riflettere o far riflettere( ma è chiaramente un fatto voluto) che la speculazione è come un grosso squalo che attacca chi è debole e ferito e che, se lo siamo, è per colpa nostra e della classe politica assolutamente inadeguata che ci siamo scelti compreso l’attuale governo che non è in grado di fare le più semplici riforme come la chiusura degli enti inutili, una legge anticorruzione applicabile e con pene durissime, impedire ai comuni, province e regioni di fare società che in realtà sono assumifici e sono in perenne deficit, aprire nuove farmacie che vendano famaci meno costosi, riformare e non tagliare la sanità ecc. ecc.Ma come vuoi che la Germania non ci guardi dall’alto verso il basso che non siamo niente capaci di imporre di vendere i farmaci generici?????

Commenta

La vignetta di Enrico Martelloni

Pensalibero su:

Pensalibero.it | Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005 | Direttore Responsabile: Nicola Cariglia. | Webmaster: Claudio Tirinnanzi
Tutti gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito.