Noi intentiamo, voi narrate, essi scherzano

Cronaca di una settimana incredibile ma vera: la carta di intenti di Bersani, illustrata dalla narrazione mistica di Vendola, avversata da Di Pietro in nome dello ius primae noctis. Mentre Casini ne fa una questione di coscienza. 

Quello che segue è il fedele riassunto della cronaca politica degli ultimi giorni – non è, e ripetiamo non è, il risultato di un colpo di sole nè la conseguenza di una sbronza euforica, chè l’euforia di questi tempi è materia introvabile. La sottoscritta giura inoltre solennemente di non bere alcolici, di non fare uso di sostanze psicotrope e di non essere vittima di allucinazioni – ammette invece la sola colpa di leggere ogni giorno quotidiani ed agenzie, ma sta tentando di smettere prima di bruciarsi anche l’ultimo neurone ancora funzionante.

Tutto ha inizio con Bersani che, suo malgrado, si trova sempre a dare il via a cose troppo più grandi di lui che finiscono inevitabilmente con il ricadergli addosso – tipica sindrome da Will Coyote che è nota essere parametro qualificante per assumere l’incarico di Segretario del Pd. Perchè c’è sempre un Beep Beep in agguato che ti supera sulle strade della politica, ma questo a sinistra ancora non lo hanno capito, dice che loro vengono da lontano, ma dove vadano ancora non è dato saperlo, nel frattempo sembrano aver sposato in pieno la filosofia zen: l’importante è il viaggio, non la meta. Ovvero: felici e dispersi. O perdenti, fate voi.

Dunque Bersani presenta la Carta degli intenti che pare proprio la stessa dei bigliettini dei Baci Perugina – stessa consistenza, stessa vaghezza, stessa stropicciatura – perchè gli intenti, si sa, son fatti della stessa materia dei sogni, ma con un significativo risparmio di poesia, chè intentare è roba da apprendisti stregoni e al massimo ci riempi una conferenza stampa, ma non le speranze degli elettori.

E siccome le chiacchiere hanno il potere di aggregare i parolai, ecco che subito si è fatto avanti Vendola che, con un afflato poetico da far morire di invidia Gigi D’Alessio, ci ha reso edotti di questo magnifico programma politico: “la narrazione collega il contingente a un orizzonte” – la Merkel è tuttora alla ricerca di un bravo esegeta che glielo spieghi e, soprattutto, lo quantifichi in aumento percentuale di spread.

Dopo di che, colto da un irrefrenabile attacco di millenarismo mistico non disgiunto da un tocco di neo-luddismo radical chic, ha aggiunto che il capitalismo è il diavolo ed ha lanciato l’anatema “Casini convèrtiti”. Che se uno legge distrattamente e sposta l’accento, Casini convertìti pare veramente il punto uno della Carta degli intenti di cui sopra. Ovvero: ragazzi, non ce n’è più per nessuno e il Bunga Bunga ormai lo trovi solo nella aule dei tribunali. Memento mori e rassegnatevi alla castità.

In questo apogeo degli eletti, intenti a volare così alto da rischiare di non tornare più a terra, ha fatto però irruzione il grande escluso, ovvero il Bertoldo molisano che Bersani e Vendola hanno snobbato in virtù della loro eccelsa delicatezza d’animo: troppo cafone, troppo sbracato, troppo grossè per poter stare nella sinistra elitaria, intellettuale e bon ton – mai una estate a Capalbio, mai una regata a Portofino, mai una cravatta azzeccata, mai un vezzo da pensatore esangue, via, non scherziamo, non è questo il modello di sinistra riformista, avanzata ed europea con cui vogliamo stupire il mondo.

E Di Pietro ha sparato alzo zero, rivendicando la sua decennale militanza all’opposizione – quale, non l’ha specificato – con una mirabolante affermazione: “all’IdV va riconosciuto lo jus primae noctis dell’opposizione”. Ora, questo brav’uomo, sempre in bilico tra il trattore ed il Parlamento, va capito; stava lì a prenotarsi le vacanze alla Valtur, sette giorni tutto compreso, anche la mezza pensione per Donadi, quando gli è arrivata l’Ansa con le dichiarazioni di Vendola e lui, nella foga della risposta, si è confuso. Pensava che lo jus primae noctis fosse lo sconto per le comitive numerose, ha accettato il pacchetto ma ha sbagliato l’invio ed il tutto è finito sui giornali come fosse la sua risposta politica. Che poi uno pensa che in Parlamento si pratichi ancora un’usanza barbara come lo scambio sesso- protezione del potente: ma via, stiamo scherzando?!

Ma finalmente a chiarirci le idee è arrivato Casini. Compiaciuto come si conviene alla Sora Camilla della politica italiana, ha motteggiato da piacione par suo che se tutti lo vogliono e nessuno se lo piglia la colpa è degli altri – signora mia, non ci son più i corteggiatori di una volta, lo dice sempre anche la De Filippi dei tronisti di Uomini e Donne – e con un colpo d’ala da vero trasvolatore di limiti umani, primo fra tutti quello del ridicolo, ha messo sul piatto la questione della coscienza.

Sissignori, Casini si appella alla libertà di coscienza sulla questione dei diritti delle coppie di fatto – lui, che ha convissuto per anni protetto dalle tutele che i parlamentari si sono da gran tempo riconosciuti dotandosi di Pacs, mentre li hanno ostinatamente negati ai cittadini comuni, perchè altrimenti che gusto c’è a godere di un privilegio se poi lo riconosci anche ai tuoi sudditi?!

E così, mentre stremati dall’afa ci siamo inchinati di fronte al verbo del novello Richelieu, abbiamo pensato al povero Di Pietro – “Antò, fa caldo”, lascia perdere. Che noi cittadini abbiamo già perso da un pezzo.

2 commenti per “Noi intentiamo, voi narrate, essi scherzano”

  1. Cara Maria Rita, il fatto è che negli ultimi tempi riesco a scrivere di politica solo in questo modo, non sono io a essere ringrullita, sono loro che mi fanno diventare così:))

  2. Maria Rita Monaco

    D’accordo Chiara come cittadini stiamo perdendo. Come singoli, però, non abbiamo ancora perso la capacità di analizzare e ironizzare, anche se con tanto amaro in bocca, come ci insegnano ogni volta i tuoi pezzi acuti, ironici, a volte desolati, ma sempre pronti con una sciabolata o in punta di fioretto ad aprire uno spiraglio di speranza.

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