Un partito senza idee: PRI

La manifestazione in programma in questi giorni organizzata a Roma dal PRI ha tutto il sapore o il dissapore di un evento fallito nel concetto e nel proposito. L’ormai l’edera rinsecchita, stenta una ripresa improbabile al fianco di Berlusconi. Come suo vassallo, Nucara si appresta a fare di quel manipolo d’amebe che rivestono le cariche dell’ederuccia, un nuovo voto di sottomissione con il lancio di un progetto che più vecchio e stantio non si può: “Progetto costituente liberal-democratico”. Per un partito glorioso e pieno di risorse come quello repubblicano, il risultato è beffardo, privo di significato e valore politico. Nessuno, né repubblicano serio, o altro cittadino, potrà mai prenderlo in considerazione. Lo dimostra la valutazione che l’elettore ha verso l’attuale dirigenza del PRI, cioè 0,0001 percento. Insomma, un luogo vuoto e vuoto d’idee da riempire con le briciole di voti, più o meno copiose, concessi dal PDL. La maschera del “partito degli onesti” potrebbe così calare sul PRI vassallo, preparato con arte già da mesi. Come si sia giunti all’agonia non è cosa semplice spiegare.  Dal feudo calabrese non trapela nulla se non un sordido convincimento a restare saldo in groppa ad un ronzino rifinito e pieno di debiti pasturato da Alfano & C. Questo è il punto: quanto di questo partito è rimasto d’autonomo nell’ambito politico? Zero. Di democratico? Zero. In questa inesorabile lenta agonia, la signora Sbarbati ha enormi responsabilità, uscendo prima dal partito per andare a sostenere il PD e poi a rientrare al fianco di Nucara col quale nulla ha da spartire. Una mossa, quella di un anno fa, assurda che ha lasciato senza fiato. Senza strategia politica, senza una base di idee da portare avanti, ha bussato alla porta e di fatto accettato condizioni capestro pur di eliminare l’odiato La Malfa poco dopo uscito dal PRI. Ora si annuncia una posizione di “maniera” all’acqua di rosa per questuare e rispondere da vassallo al principe, in vista delle elezioni. Così la signora Sbarbati, che non ne ha mai azzeccate una, continua a fianco di chi come lei dovrebbe farsi da parte per chiudere un così grigio momento di questo partito che non ha più ragione di esistere condotto in questo modo. La scarsa, diciamo nulla, considerazione, risiede nel fatto che, la dirigenza repubblicana d’oggi, non sa e non ha nessun’idea degna del loro passato da proporre ai tanti elettori sdegnati di questa politica affaristica, imbrigliata in mille compromessi, interessi di bottega, di clientela. Il grigiore totale è la conseguenza di questo modo di agire, scordandosi della storia e delle vere opportunità politiche ed esigenze in un quadro mondiale completamente mutato. E’ una vergogna vedere un’edera così gialla e scipita, ma i segnali e il mutamento non sono da oggi che li possiamo osservare. Sono ormai tanti anni che nelle sue file esistono mediocrità di uomini ed intenti. Un vero peccato osservare un partito rivoluzionario nelle idee, moderno fino all’altro ieri, scegliere una fine così brutta, sulla sponda reazionaria e mediocre di chi ha fatto di tutto per mandare il paese al fallimento. Quella divisione che portò parte del partito a sinistra, però, non ha colpe minori. Infinocchiata fino all’ultimo minuto, è stata a fianco di una sinistra altrettanto affaristica a difesa dei suoi presidi economici finanziari, ai soli fini strategici di mantenere voti e consensi, producendo poco o punto di buono per la collettività. La ribalta politica di Grillo lo testimonia e con tutte le riserve che volete,senza che  ne voglia indicare la strada,  è l’unico, fin quando durerà, a portare aria fresca a questo paese asfittico e vecchio non solo d’età, ma di capacità per risollevarsi e dare allo Stato la dignità che merita e il consenso di tanta brava gente. Il PRI ha perso l’occasione per indicare agli italiani una nuova via lasciando vacante un posto che gli spettava.

9 commenti per “Un partito senza idee: PRI”

  1. Ad ogni modo con Giorgio La Malfa alla guida sarebbe stato ancora peggio.
    Lasciamo stare.
    Però ci sono molte menti pensanti, veri repubblicani come Roberta Culiersi, Oscar Giannino, Alessandro Cecchi Paone, Paolo Montesi, Luigi Di Placido.
    Loro e solo loro possono ricostruire il Partito Repubblicano Italiano.
    Il resto sono solo parole al vento.

    • Tommaso Ponzanelli

      hai ragione luca, il pri è morto e quello che ne rimane non è un partito democratico in sintonia con gli insegnamenti di MAZZINI. ma se il futuro del pri deve essere nelle mani di chi era in lista con sventola allora è come andare dalla padella nella brace. siamo seri una volta tanto. a carrara si dice FORA IL LOZZZ fuori chi fa politica per arrivismo personale, fuori chi ha o ha avuto complicità con l’attuale dirigenza del pri non sono, a mio modo di vedere, degni di stare nel PRI

  2. Purtroppo il PRI non esiste più.
    Oggi si chiama PNT, ovvero Partito Nucara Torchia.
    Un partitino personale ed autoreferenziale, certamente non utile al Paese.
    Con grande rammarico.

  3. Giuseppe Selvaggi

    Ritengo che il rigore politico del Pri si sia completamente estinto con la morte di Ugo La Malfa (1979). Lo Statista repubblicano era in grado di garantire la sopravvivenza del Pri grazie al suo prestigio ed alla sua indiscussa autorevolezza, ha affronatato una dittatura, ha tenuto alla larga le sirene del comunismo sovietico (combattendole con idee e progetti liberali) ed ha governato con i peggiori e più incapaci democristiani riuscendo a far prevalere intelligenza e competenza e mantenendo sempre autonomia di giudizio ed una indiscussa indipendenza politica. Alleato sì dei democristiani ma mai suddito.
    Morto Ugo La Malfa il partito di Mazzini divenne un ufficio di collocamento per parenti illustri e magistrati in cerca di occupazione, ex professori ed industriali degni di comparire in un romanzo di F. Durrenmatt. Troppo fumo e poca sostanza, troppe chiacchiere e molta confusione. La fine del Pri, a mio avviso, andrebbe ricercata nella gestione allegra degli anni Ottanta.
    La politica è fatta di idee e le idee cambiano la società se ci sono leader carismatici in grado di contaminare e di stravolgere la realtà. Negli ultimi trent’anni hanno mal governato politici (nel Pri come in altri partiti) con un carisma degno del più incapace amministratore di condominio.

  4. Enrico Martelloni

    Sono stato ripreso da un amico al telefono,sul mio articolo qui sopra pubblicato. Secondo lui, non ho detto tutta la verità. Non ho detto che, la responsabilità dello sfascio del partito è stata di Giorgio La Malfa, mettendo a nudo la mia simpatia per l’ex segretario del PRI. Va bene: la colpa è sua, e se invece di scegliere il PDL come alleato, avesse scelto la strada del partito libero ed indipendente a costo di stare fuori dal parlamento, avrebbe reso al paese un servizio molto più grande ed ora non saremo qui a piangere come prefiche lagnose la morte del partito repubblicano. Questo fa il paio con il resto. Grantito.

    • Tommaso Ponzanelli

      E’ vero enrico, l’amico che ti ha ripreso ha ragione. Giorgio La Malfa ha anche Lui le sue colpe. Però diciamocela tutta fino in fondo i Repubblicani dove erano? dove sono? La Malfa ha sbagliato nella scelta di andare con il PDL e la Sbarbati invece ha fatto bene ad andare con l’omino baffuto? Sai Enrico la cosa giusta l’hai detta te. Il PRI I REPUBBLICANI MAZZINIANI avevano il DOVERE di restare un partito DEMOCRATICO e INDIPENDENTE e invece c’è chi a cercato fortuna a destra e chi ha cercato fortuna a sinistra sfasciando il PRI. E ora che fare? Questa è la domanda che i REPUBBLICANI devono farsi, che fare? 1°) chi ha avuto ruoli nel partito fino ad oggi deve lasciare gli incarichi per manifesta incapacità politica ed organizzativa. Mi riferisco a La Malfa, alla Sbarbati, a Nucara e con loro tutti i loro adepti. 2°) azzerate tutte le cariche convocare un gongresso straordinario del PRI. Quindi dopo un confronto politico, in modo democratico, rieleggere gli organismi del PRI che abbiano la capacità di progettare una alternativa politica all’attuale situazione dittatoriale della casta politica. 3°) i REPUBBLICANI a fare i REPUBBLICANI.

  5. Tommaso Ponzanelli

    Che strano, l’unico partito, il PRI, che avrebbe avuto e che avrebbe tutte le carte in regola per rappresentare la parte migliore del popolo Italiano non riesce ad avere vita. I Repubblicani, i MAZZINIANI hanno il dovere di autoconvocare un congreso straordinario del PRI per cacciare chi, scentemente, ha distrutto la vita democratica del PRI. I MAZZINIANI hanno il dovere di tornare protagonisti della vita politica dell’Italia.

  6. al “dato che con la cultura non ci siamo riusciti” mancava la chiusa “ci proviamo con l’ignoranza?” e senza non si capisce la mia retorica un po’ vacua, tanto vacua che mi è rimasta nella penna.

  7. Il PRI è un morto che cammina da 20 anni. Sicuramente una riflessione sul movimento 5S “pragmatico e senza leader” come unico erede del Partito d’Azione fregato anch’esso, come tutti gli altri (forse per primo), dalle motivazioni private dei propri leader, sarebbe da fare.

    Per motivazioni private intendo, certo rozzamente, ma avendone conosciuto personalmente qualcuno me ne sono convinto, la proclamazione urbi et orbi dei “principi azionisti”, belli, limpidi, razionali, torinesi, chi+neha+nemetta, e il “tengofamiglia” diffuso anche fra loro, con buona pace dei padri nobili come Mazzini. Mi farebbe piacere che qualcuno con esperienza diretta avesse voglia di parlarne: credo che il collegamento con i grillini, dove ci sono moltissime forze fresche… e anche frescone. Sembra una battuta ma non lo è: dato che con la cultura non ci siamo riusciti, noi talebani della ragione, noi nipoti di massoni risorgimentali che scapperebbero in Purgatorio se vedessero quelli di oggi, noi che abbiamo letto Mazzini e Franco Venturi, noi irriducibili portatori di un anticlericalismo senza spessore teorico (quello storico è innegabile). I “grillini” hanno bisogno di teoria politica come del pane. Ma di teoria senza teorici. E’ un po’ come il dantismo senza dantisti di Papini.

    I grandi temi, l’agonia infinita del romanticismo, per dirne uno, ci sono tutti.

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La vignetta di Enrico Martelloni

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