E adesso chi paga i cocci?
Avere scartato, dopo le dimissioni di Berlusconi, la soluzione delle urne non è stato un vulnus passeggero alla democrazia italiana.
Imbarazzante. E potenzialmente tragico. A quasi un anno di distanza, l’esito del blitz che ha portato alla sospensione della democrazia italiana, su richiesta di forti lobbies finanziarie internazionali e ad opera del presidente della Repubblica Napolitano e di Mario Monti rischia di essere ancora peggio di quanto avevamo temuto.
Le speranze (o gli affidamenti?) di una tregua della speculazione sul nostro debito pubblico si sono rivelati fallaci. Nessuno ha potuto o voluto impedire che si tornasse al punto di partenza. Con l’aggravante che nel frattempo si sono bruciate risorse: soldi dei cittadini italiani a causa dell’ingente prelievo fiscale e soldi delle istituzioni statali e bancarie europee nel tentativo di evitare che Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, etc, cadessero come birilli, travolti dalla speculazione.
Qualcuno si illudeva davvero che bastasse cambiare faccia per risolvere tutto? E c’era chi pensava davvero che fosse tutta colpa di Berlusconi, e bastasse sostituirlo, per riacquistare credito o, come senza pudore volevano farci credere, essere accolti a braccia aperte, trionfalmente, nelle principali cancellerie del mondo?
In queste ore convulse, si mormora che lo stesso Mario Monti sia divenuto un sostenitore del ricorso anticipato alle urne dal momento che «più di così non si può fare».
Anche se non fosse vero questo pensiero sul voto anticipato da parte del presidente del consiglio, il fatto che la voce venga riportata dalla potente macchina da guerra dei giornali che hanno sostenuto ed imposto la soluzione “tecnica” con l’obbiettivo di farla durare più a lungo possibile, è di per se significativo.
Il nostro timore principale continua ad essere quello che avevamo manifestato ed ossessivamente ripetuto fino dalla nascita del governo Monti. O, se preferite, dal colpo di mano (e di testa) del presidente della Repubblica.
Avere scartato, dopo le dimissioni di Berlusconi, la soluzione delle urne non è stato un vulnus passeggero alla democrazia italiana. E’ stato un passaggio avventato, ora si è potuto vedere anche inutile, che potrebbe essere foriero di conseguenze drammatiche.
Il tempo trascorso non è andato a beneficio dei nostri conti. Purtroppo, però, ha reso ancora più debole la nostra democrazia. Oggi non sappiamo quando si andrà a votare. Come se non bastasse non sappiamo nemmeno quale sarà la legge elettorale e, conseguentemente, non si conoscono gli schieramenti.
Ricette per contrastare la crisi? Nemmeno a parlarne. Tutto congiura per il prolungamento del mandato ai tecnici e della sospensione della democrazia. Si finge di dimenticare che i cosidetti tecnici, come dimostrano le loro scelte, sono strettamente connaturati al sistema di potere dal quale, a differenza dei politici che talvolta perdono le elezioni, mai si sono distaccati.
Ci sarebbe bisogno di mandarli a casa assieme alla classe politica, tutta, responsabile dei nostri ultimi venti anni di storia.
Invece, senza qualcosa di nuovo, grande o piccolo che sia, corriamo il rischio di tenerci, per chissà quanto tempo, gli uni e gli altri.
Da dichiararsi morti prima ancora di esserlo!







Non vorrei essere tacciato di piaggeria (lo sa bene chi mi conosce, che, se tanto lo può, mi evita) ma leggere il Cariglia pensiero mi da la netta sensazione di assistere -stando ben al centro della sala operatoria ma senza che alcuno se ne accorga- ad una complicatissima operazione di trapanazione del cranio; con la netta ed alquanto sgradevole sensazione che il chirurgo, alla fine, quel cavolo di cervello non riesce proprio a trovarlo. A quel punto legge il cartellino del paziente e poi esclama incazzatissimo: potevate anche dirmelo che si trattava di un politico della CASTA; tanto tempo e sudore sprecati per cosa? Qui come potete constatare c’è il vuoto assoluto.
di tragedia cè solo la politica consociativa dei decenni che ci stanno alle spalle altro che Berlusconi.Questo è un Paese destinato al fallimento se nn si faranno scelte costituzionali ed istituzionali che Craxi vedeva già dagli anni 80.LA GRANDE RIFORMA…… ricordate??Un Paese bloccato da veti e controveti nessuno sarà in grado di governarlo.
Caro Nicola,
Non c’è nulla di strano, in Italia Fascista nacquero in nostri nonni ed in Italia Fascista i nostri nipoti moriranno, sempre ad invadere Francia o Afghanistan alleati al più forte quando sembra invincibile, sempre a fuggire come dannati e perdenti poi, sempre senza voce elettorale ma schiavi di mille tirrannetti, vergogna dei nostri antenati, ora mendicanti Romani e Greci.
La politica di questi anni, non si discosta anzi, ha un certo humor, prima la Dc misto di pedofili e omosessuali, poi la dive pornografiche in Parlamento, infine Berlusconi a puttane a palazzo Grazioli, per forza che arriva Grillo e come si dice, nessuno è più crudele di un comico a potere.
Però almeno, sotto la dittatura Americana, che chissà mai perché, impone la libertà di critica anche qui dentro il potere Fascista che ci vorrebbe imploranti, possiamo ritrovarci nel tuo giornale e dirgliele, dirgliene tante!
che Berlusconi fosse una tragedia per L’italia e la sua economia è un dato di fatto ma perchè Monti? In Grecia si è andati alle urne, in Spagna si è andati alle urne,in Irlanda si è andati alle urne, in Belgio hanno preferito stare senza nessun governo per un anno e mezzo ma nessuno si è mai sognato di fare un ” governo tecnico”. Cosa vuol dire governo tecnico? Intanto Monti raschia il fondo del barile ( dato che la leggenda vuole che gli italiani siano ricchi perchè hanno un tetto sulla testa)senza minimamente toccare i privilegi che i politici si sono assicurati negli ultimi venti anni come ad es.: enti inutili e parassitari, società di proprietà dei comuni con presidenti e consigli di amministrazione zeppi di amici strapagati, corruzione a go-go, consulenze a parenti, auto blu ecc.