25 giu 2012

Ritardi imbarazzanti

Già dopo la caduta del Muro di Berlino ci si chiedeva se non fosse stato il caso di pensare ad una Europa che mettesse in campo una vera sovranità.

Ditemi voi se ci si può credere ancora. Ditemi voi se c’è ancora tempo. Ditemi voi se i progetti lanciati sono progetti veri o riempi bocca. L’idea, rispettosissima ma alquanto temeraria, di fare in venti giorni quello che non è stato fatto in quattro anni è coraggioso e imbarazzante. Perché sono imbarazzanti, per non dire altro, i ritardi con i quali in questi anni ci siamo trascinati tra negazione della crisi, sottovalutazione dei mercati e ricette impossibili. Intanto l’economia traballava sino a cedere sotto i colpi di attacchi finanziari e speculazioni coordinate, mancate riforme e tardivi compiti a casa. Ma chi sono i medici? Dove hanno studiato? Dove hanno fatto tirocinio? Chiedere ai greci e agli spagnoli. Ma chiedere anche agli italiani, ai portoghesi e agli irlandesi. Dove stiamo andando e ch tiene la rotta? Adesso, e giustamente, tutti dicono che la crisi è nei rapporti e negli equilibri dei poteri e che ci vogliono gli stati uniti d’Europa perché senza una banca con poteri veri e senza un governo dell’economia europea non c’è misura che sostenga l’euro. Ovviamente tutto vero e tutto sacrosanto ma dove stavano questi che riscoprono la soluzione politica in questi ultimi quattro anni quando tutti si baloccavano tra ipotesi tecnico finanziarie e soluzioni parziali? Cosa facevano questi decisori illuminati quando esperti e sognatori dicevano che era tutta una bolla e prima o poi si sarebbe scoperto che la barca avrebbe fatto l’ombra sulla parete di un mondo che era solo virtuale come in Truman Show. Terribile vedere che quell’ombra su una parete di cartine che pensavamo fosse un limpido e infinito orizzonte. Sono passati 4 anni dalla prima crisi dei derivati che ammazzò mezzo sistema bancario negli Stati Uniti, non dimentichiamolo che partì tutto da là, ed ora a 4 anni di distanza siamo ancor a speculare se servono i project bond o una banca centrale con pieni poteri. Intanto i cosiddetti paesi Brics, il club  emerso più che emergente come Brasile, India, Cina, Russia  e Sud Africa, vanno avanti nella graduatoria della ricchezza mondiale  senza complimenti. E ai G20 ci danno lezioni. Ci considerano il vecchio continente e non è solo un appellativo di deferenza, solo perché da noi sono nate e si sono sviluppate le civiltà greca e romana, solo perché noi abbiamo avuto il rinascimento e le prime università del mondo. Chiedere agli studenti di Shangai o di New Delhi, di Brasilia o di Città del Capo se stanno lì a formalizzarsi e chiedere scambi. Avanti così altri sei mesi e altroché vecchio continente. Imbarazzanti ritardi e baloccamenti insensati. Come quello tutto retorico che data da vent’anni sulla fisionomia e la fisiologia dell’Europa. Già dopo la caduta del Muro di Berlino, novembre 1989, mica l’altro ieri, ci si chiedeva se non fosse stato il caso di pensare ad una Europa che mettesse in campo una vera sovranità mondiale, con conferimento di poteri e gestione di affari condivisi. E non era solo un problema di ordinamento istituzionale o di diritto pubblico. Era, l’abbiamo scoperto drammaticamente poi, un fatto di vitale importanza per la vita quotidiana di tutti noi. Che c’entra l’imu e il caro gasolio con gli imbarazzanti ritardi, non solo europei? C’entra bene, ci entra tutto. Come sanno bene le nostre tasche.

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