Le convergenze parallele
Il fatto che Bersani e Berlusconi si appoggino alle liste civiche per riaprire la partecipazione politica ai cittadini, è la migliore dimostrazione della vacuità dell’impresa.
Ultima chiamata per la sopravvivenza, questo potrebbe essere il titolo del nuovo capitolo che Pd e Pdl stanno scrivendo in questi giorni annunciando pressoché in contemporanea le stesse soluzioni, ovvero primarie ed una insana e paradossale voglia di liste civiche, intanto che continuano allegramente a spartirsi le nomine delle Authority come se nulla fosse, tanto per ribadire il concetto basico ed assoluto che il potere è cosa loro, sempre e comunque. E dunque portandoci per l’ennesima volta a chiederci non già cosa abbiano imparato da questa crisi senza fine della democrazia parlamentare, chè a questo avevamo purtroppo dato una risposta negativa già da mesi, ma piuttosto per quale recondito motivo dovremmo andare a votare la prossima primavera.
La domanda non è oziosa e non intende solleticare la tentazione astensionistica, peraltro già elevata di suo, quanto porre un interrogativo sulla autentica valenza di un voto che, ad oggi, si prefigura più come una costosa e sfiancante messinscena che come una reale possibilità offerta agli elettori di esprimere la loro volontà di cambiamento avendo una qualche speranza di vederlo messo in atto davvero.
Posto che – e non è una premessa di poco conto – è calato nuovamente il silenzio sulla riforma della legge elettorale e dunque lo spettro dell’orrendo Porcellum continua ad aleggiare sulle nostre residue speranze di recuperare almeno una parvenza di sovranità popolare tramite il voto, l’offerta politica che ci viene presentata è a dir poco sconfortante e pare fatta apposta per favorire l’avanzata del primo scomposto tribuno che sappia cavalcare – e di questi tempi ci vuole veramente poco – l’indignazione dei più, a prescindere da ogni ragionevole considerazione.
Quale credibilità abbiano oggi i partiti, è presto detto, tendente allo zero ma con ottime prospettive di peggioramento, e certamente la cieca ostinazione con cui continuano a perseguire i loro inciuci a colpi di spartizione amichevole di nomine e poltrone non fa che aggravare il disvalore di cui l’opinione pubblica fa loro carico, oltre che aumentare a dismisura la percezione di una distanza ormai insanabile che fa dei cittadini e dei loro presunti rappresentanti due universi paralleli solo apparentemente conviventi nella stessa area geografica. Ma nelle manovre parallele, convergenti eppure del tutto contraddittorie, che Pd e Pdl stanno approntando per la prossima campagna elettorale c’è in realtà molto di peggio, una sorta di precisa e calcolata volontà di ingannare gli elettori con tutti i mezzi a loro disposizione, pur di sopravvivere ad un’altra tornata elettorale e mantenere intatte le loro rendite di posizione.
La pensata ultima, quella di appoggiare a liste civiche nate dalla cosiddetta “società civile” la debolezza dei due grandi poli, ormai in via di totale disfacimento, non è altro che l’ennesimo segnale di una gravissima carenza di idee che nessuno cerca di colmare, ma che tutti invece vogliono mascherare con operazioni di marketing politico da quattro soldi, per rincorrere il populismo dilagante e vellicarlo con false lusinghe invece di combatterlo positivamente con progetti credibili e convincenti.
Il fatto che tanto Bersani quanto Berlusconi dichiarino di vedere nelle costituende liste civiche di appoggio ai loro partiti la possibilità di riaprire la partecipazione politica ai cittadini, è la migliore dimostrazione della vacuità dell’impresa, perchè se davvero fosse quella la loro volontà, sarebbe molto più lodevolmente perseguibile all’interno dei loro stessi partiti, cosa che i cittadini percepirebbero davvero come un cambiamento invece che come una sorta di delocalizzazione della politica in altri contesti.
Riguardo poi le primarie – di cui siamo stati e restiamo convinti sostenitori, purché siano autentiche e non taroccate ad usum delphini – vorremmo essere maggiormente ottimisti se non fosse che, con la solita tecnica della carota e del bastone, già se ne intravvedono i possibili limiti. Sulle possibili primarie del Pdl, che le istituirebbe per la prima volta, pesa quanto abbiamo visto due settimane fa, nelle convention dei presunti giovani pseudo-riformatori che in realtà sono gli Avatar dei capicorrente del partito, quindi con un grado di capacità di rinnovamento del tutto risibile stante la loro eterna condizione di dipendenza rispetto ai loro manovratori. Dunque, parrebbe profilarsi nel centrodestra una consultazione più simile ad un vezzo da fashion victims – ma sì, facciamo le primarie che sono chic e non impegnano – che non ad una rivoluzione di sistema del partito.
Più interessanti potrebbero invece prospettarsi le primarie del Pd, se non altro perchè qui lo scontro generazionale è aperto da due anni e, se le regole di svolgimento lo consentiranno, il risultato potrebbe anche portare ad un autentico ricambio al vertice, in caso di vittoria di Matteo Renzi. Ma il fatto che, subito dopo la Direzione Nazionale, i big del partito abbiamo cominciato ad accordarsi per emendare lo Statuto in modo da aumentare il limite dei mandati parlamentari, togliendo così la possibilità allo stesso Renzi di fare leva su uno dei suoi principali cavalli di battaglia, ovvero fuori tutti dopo due mandati, la dice lunga, e poco allegra, sull’aria che tira dalle parti di coloro che pure continuano a definirsi “riformatori”. Le mummie non intendono farsi da parte nè rinunciare in alcun modo ai loro consolidati privilegi.
In questo ameno clima di convergenze parallele, dove tutti sembrano andare nella stessa direzione che è all’opposto delle reali e disperate necessità del paese, si aprono ogni giorno praterie sempre più vaste per chi voglia conquistare fiducia e voti a colpi di facili sparate populiste.
Personalmente, questo continua a sembrarci il peggiore dei rischi, perchè è vero che non volevamo morire democristiani, ma neanche sopravvivere governati da Grillo.







Il pericolo di sopravvivere sotto un comi-governo di Grillo (o altri comici o buffoni) dovrebbe far rinsavire i fautori dell’astensionismo. Speriamo. Finché abbiamo fiato , forza e possibilità il voto è l’unica risorsa.
Nicola, lo Scarlino s’è fatto prendere dall’entusiasmo e quindi il 4 luglio voleva celebrare l’Indipendence Day….
Correggo: vogliamo parlarne a Brescia venerdi 6 luglio?
Aggiungo che anche i cosiddetti Garanti andrebbero aboliti. Il garante del privato ( della privacy, ohibò ), per esempio. Non c’è mai stata poca o nulla “privacy” come adesso . Eppure c’è il garante! Via, manica di buffoni e di ladroni!
Scusa Adalberto: il 4 luglio c’è un’altra riunione o arrivi a Brescia due giorni prima?
Contro il perdurare della “allegra spartizione delle nomine delle Authority ( Authorities? Autorità?Ma ci facciano il piacere! ) suggerisco che il prossimo convegno di Spirito Libero esamini – e approvi, mi auguro – la proposta di abolirle tutte. Perchè non ce n’è una che sia risultata utile, neanche in minima parte, ai cittadini. Le Authority, loro per prime sono state e sono inutili e dannose!
Vogliamo parlarne, il 4 luglio ?