25 giu 2012

La crisi fa rinascere la Politica

Le elezioni dall’Italia a Gran Bretagna, Germania, Francia, e Grecia. 

Domenica 17 giugno. Conclusione del ciclo elettorale francese, con il secondo turno delle politiche. E di quello greco, dopo che le consultazioni precedenti non avevano consentito di dar vita a un governo.
Una consultazione ordinaria in un paese a sovranità piena e indiscussa. Una consultazione straordinaria in un paese a sovranità limitata. Difficile trarre, allora, da rispettivi risultati indicazioni univoche. E, allora, per capire cosa sta accadendo in un’Europa percorsa dalla crisi è bene allargare il nostro campo di riferimento ad altre consultazioni elettorali, questa volta amministrative, tenutesi nel corso del 2012 in Germania, Inghilterra e Italia. Interrogandoci, in tale quadro di riferimento: sull’evoluzione dei rapporti di forza tra centro-destra e centro-sinistra e all’interno di questi due schieramenti sullo stato di salute delle forze di centro e, infine, sul possibile emergere di nuove offerte politiche.
Sul primo punto, il segnale è assolutamente generale; c’è uno spostamento del consenso da destra verso sinistra o, più esattamente dall’area Ppe verso l’area Ps (unica eccezione, la Grecia, dove lo spostamento a sinistra, in voti, se non in seggi, ha favorito le formazioni più radicali; ma perché il Pasok, con il suo leader Papandreu, erano stati “suicidati”dal duo Merkel-Sarkozy e dai loro complici locali).
A pesare, l’astensionismo dei ceti medi una volta “moderati”, ma oggi colpiti dalla crisi. Si aggiunga che a sinistra il peso delle componenti socialdemocratiche si accresce quasi ovunque a spese di quelle più radicali: così in Francia (dove la galassia comunista-trotskista-anticapitalista è oramai sotto al 10%); così in Germania, (dove la Linke rimane una forza consistente solo nella ex Rdt); così in Italia dove, nonostante (o a causa di) Vendola, la Sel stenta a decollare.
È la socialdemocrazia che riacquista tutto il suo valore, proprio perché le sue conquiste sono minacciate.
Dal canto suo, lo schieramento di centro-destra vive una situazione di crisi strategica riflessa solo in parte dal suo insuccesso elettorale e dovuta al fallimento del tentativo di mettere insieme la sua componente liberale ed europeista e quella populista sovranista. Un fenomeno che, accompagnato dal rafforzamento generalizzato della seconda a spese della prima, si verifica un po’ dovunque: con il crollo del centro-destra italiano e con le “opa ostili” dei populisti sui moderati, in Grecia, Italia, Francia e Inghilterra.
Unica eccezione per ora la Germania, dove la frana elettorale della coalizione Cdu-Fdp non ha dato luogo a “rigurgiti populisti” forse perché le pulsioni sovraniste in quel beato Paese possono essere patrimonio di tutto lo schieramento politico…
Di qui, una vera e propria crisi d’identità; difficile da superare, almeno nel breve periodo; e tale, quindi, da lasciare un grande spazio, a livello nazionale ed europeo, alla iniziativa delle forze socialiste.
In quanto al centro, questo fallisce completamente il suo esame di passaggio. Mai esistito in Grecia, scompare dalla scena in Francia, perde terreno e capacità di coalizione in Germania ed è minacciato nel suo ruolo di terza forza in Inghilterra dall’emergere della destra antieuropeista. In quanto all’Italia, questo si era definito nell’ostilità ai due blocchi contrapposti e perciò non sembra essere sopravvissuto alla loro scomparsa.
“È il bipolarismo, bellezza!”. Una realtà presente in tutti i grandi paesi d’Europa occidentale a prescindere dai diversi sistemi elettorali che li caratterizzano. Un sistema in cui il centro politico, indipendente da entrambi gli schieramenti, non può resistere a lungo. A quel punto, il centro può allearsi con uno dei due schieramenti, per condizionarne gli orientamenti (esperienza fallita in Gran Bretagna e in Germania) oppure può puntare sulla dissoluzione dell’uno o dell’altro, per ereditarne la leadership (esperienza disastrosa per il centro francese). Per Casini-Montezemolo ripassare l’anno prossimo…
In quanto alle nuove offerte politiche, queste ci sono state e ci saranno. Ma, fatto oggettivamente confortante, si collocano tutte sul versante della politica democratica o, come Syiryza in Grecia, rivendicando le prerogative inalienabili della democrazia stessa rispetto a intollerabili pressioni esterne oppure, come i Pirati e i nostri grillini, riscoprendo le condizioni di un suo corretto esercizio rispetto alle manipolazioni e ai riti sempre meno comprensibili del politicantismo.
E, dunque, niente “camicie brune”all’orizzonte (abbiamo, nel passato, sopravvalutato il rinascere della destra neonazista in Germania, non ripetiamo lo stesso errore con Alba dorata…) piuttosto ragazzi che riscoprono la politica sul web o manifestando per le strade in Grecia. Una rivoluzione culturale che appartiene tutta ai nuovi ceti medi quelli che, negli ultimi decenni, hanno riscoperto la democrazia attraverso i valori e che oggi sono, insieme, le vittime e i protagonisti della grande crisi europea.

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