Foto flash da un’Italia che cambia a 100 all’ora
In tre mesi si sono squagliati molti dei partiti nazionali e tradizionali che sembravano il nuovo solo cinque anni fa.
Mettiamola così. Strane coincidenze, come Strange days il film, ma anche di più. 1992 fine di un’epoca e albori di una nuova stagione. Quanto speravamo?! 2012 fine di una nuova stagione, che forse non è nemmeno mai nata, e inizio di una trasformazione che va a 100 all’ora, da questa primavera. Almeno nei simboli. Poi per la società si vedrà. In tre mesi si sono squagliati molti dei partiti nazionali e tradizionali che sembravano il nuovo solo cinque anni fa e che adesso in pochi giorni diventano l’immagine stessa degli oggetti più superati al mondo, come un tubo catodico sta ad uno schermo lcd. Negli ultimi talk, post elezioni amministrative, le facce stesse di molti politici ci sono sembrate da ricerca di repertorio, da documento d’archivio; gli stessi discorsi ci sono parsi nemmeno tanto improvvisamente non solo vecchi ma di maniera, per non dire inutili. Gli annunci roboanti di novità politiche mondiali non si sono concretizzate in niente, anzi in qualcosa sì: dimissioni, espulsioni, annunci di dimissioni, litigi. Siamo al punto in cui Giuliano Ferrara con un singolare rap, anche la forma ha la sua importanza, invita il Cavaliere a tenere da conto Monti. Siamo al punto che il Pd, che pure è l’unico che vince nelle amministrative locali, deve pregare che ci sia qualcun altro che sopravviva in politica, altrimenti deve fare i conti solo con Grillo. Chi l’avrebbe mai detto che il dibattito post elettorale sarebbe stato un botta e risposta tra Bersani e Grillo sulla pre- morte e i fantasmi? Andiamo a100 all’ora ma purtroppo non sappiamo dove. E questo è il vero rischio. Cambiamo le città, a Parma il nuovo sindaco Pizzarotti ha annunciato una nuova stagione di libertà e di partecipazione e ovviamente, sulla carta, anche noi vecchi del mestiere di cronisti, non possiamo che essere contenti, perché si parte sempre da un comune, da un particolare per cambiare il sistema. Ma per favore almeno stavolta risparmiateci gli annunci roboanti e di sola demagogia: va bene rivedere il sito dell’inceneritore, va bene lanciare una squadra giovane e aitante ma prima di annunciare una moneta locale, magari con la faccia di Maria Luigia, ci si dovrebbe pensare un po’. In altre parole: dopo vent’anni di una stagione consumata in annunci, non consumiamo altri vent’anni in nuovi annunci e poche, o zero, riforme strutturali perché, credo, che stavolta non ci sarebbero forconi abbastanza. Il problema è dare contenuto al cambiamento, è dare una direzione a questa rincorsa da 100 all’ora che stiamo vivendo in questa tarda primavera italiana, che deve fare i conti con un’Europa che cerca la sua governance, con una nuova stagione di violenza, con un’inedita epoca di conflitti sociali e generazionali. Ha ovviamente ragione Napolitano a invitare i giovani ad entrare nella governance europea dalle porte e dalle finestre, come ha detto a Palermo per dare nuova aria a questa nostra società. Ma come sempre, nella storia, il problema vero è indicare le porte e le finestre giuste.






