27 mag 2012

A Parma uno tsunami nel segno di due comici

Una catena di errori all’origine della sconfitta di Bernazzoli.

Parma è una città che “mastica la politica”, mi diceva Craxi quando veniva a farci visita. Qui abbiamo interrotto per primi, con un sindaco socialista, la regola dell’Emilia Romagna che voleva solo sindaci del PCI nelle città capoluogo.
Qui, dopo la grande slavina del ’94, il vuoto non è stato colmato da Berlusconi, ma dalla lista civica di Elvio Ubaldi. Questa è la terra di Mario Tommasini, comunista libertario, che non esitò a correre per il Comune con una sua lista.
Quel che è accaduto oggi, che ha fatto di Parma un’avanguardia del rinnovamento politico, si inscrive in questa tradizione.
La disfatta del PD è figlia di molti errori. Il più clamoroso e incisivo è la scelta del candidato sbagliato.
Vincenzo Bernazzoli, Presidente della Provincia da alcuni lustri all’insegna della mediocrità, è stato nominato candidato a seguito di primarie manipolate da un sondaggio preventivo, sospinto dai dirigenti regionali del suo partito, il PD, desiderosi di inglobare finalmente Parma nel cosiddetto modello emiliano post-comunista, egemonizzato da Bologna.
La maggioranza dei cittadini ha avvertito il rischio di questa colonizzazione, che costituirebbe un vulnus alle aspirazioni di Parma, piccola capitale europea vocata al dialogo e alla collaborazione con le vicine città lombarde e tirreniche. Baldassarre Molossi, storico direttore del quotidiano locale, aveva inventato un distico che piace ancora: “Parma bell’arma, Bologna carogna.”. Anche per questo, malgrado una campagna elettorale dispendiosa, Bernazzoli è risultato sgradito allo stesso elettorato del suo partito. Il consenso del PD, che era del 41 per cento alle politiche del 2008, al primo turno è sceso al 25 per cento. Una frana. Il 39 per cento raggiunto dal candidato del PD è stato frutto dei voti raccolti dalle liste apparentate. Poi ha pesato il rifiuto delle dimissioni preventive dall’incarico di Presidente della Provincia. Per di più, fino all’ultimo minuto, il candidato del centro-sinistra ha lasciato aperta la possibilità di cumulare i due incarichi.
Federico Pizzarotti, subito dopo la vittoria, ha osservato che il risultato avrebbe potuto essere diverso, se il suo avversario non fosse stato così usurato: e come tale meritevole di rottamazione.
Ora la nuova classe dirigente delle “5 Stelle” è chiamata ad una prova assai ardua. Assume la guida di un Comune oberato dai debiti. Per buona sorte Federico Pizzarotti, il grillino che ha sbaragliato il candidato ultra-favorito, è meglio del suo sponsor nazionale, dal quale garbatamente prende le distanze, rivendicando il ruolo autonomo del gruppo dirigente del Movimento 5 Stelle in salsa parmigiana. Ha messo in campo con civile fermezza idee e progetti ed ha “bucato il video”: più accattivante del suo rivale, percepito come grigio e stagionato gestore del potere.
Sta di fatto che abbiamo scoperto che nel sottosuolo della città c’era un leader dotato di talento politico, affiancato da un gruppo dirigente interamente nuovo. Mi domando se e dove possa accadere altrettanto. Intanto Parma, con una punta di orgoglio, è illuminata dalle luci della ribalta nazionale e internazionale come fecondo laboratorio politico.
Confesso che qualche volta, come parmense del contado, critico la concezione tolemaica dei parmigiani del capoluogo: Parma al centro dell’Universo, o almeno d’Europa. È l’auto-filachia delle città su cui ragionava Erasmo da Rotterdam. Ma verità vuole che si ricordi che nell’epoca dei lumi molte case di Parma erano dotate dell’Enciclopedia di Diderot e d’Alambert.
E così, nei giorni caldi della battaglia elettorale, conclusa da due comici (Gene Gnocchi e Beppe Grillo, mentre in passato arrivavano Fernando Santi, Giorgio Napolitano e Amintore Fanfani) ho condiviso una frase che circolava nella rete: “Parafrasando quanto ha detto del suo Paese il nuovo Presidente della Repubblica di Francia, Parma non è una città qualunque, è Parma”. Questo il piacentino Pierluigi Bersani e il ravennate-petroniano Vasco Errani, che alle regionali ha perso l’11 per cento dei voti, non l’hanno capito.
E purtroppo non l’hanno capito alcuni nostri compagni di Parma. Sul punto taccio per carità di patria, consapevole che non è mai troppo tardi per voltare pagina.

avantidelladomenica.it

Commenta

La vignetta di Enrico Martelloni

Pensalibero su:

Pensalibero.it | Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005 | Direttore Responsabile: Nicola Cariglia. | Webmaster: Claudio Tirinnanzi
Tutti gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito.