5 feb 2012

Sentire l’arte

A metà tra la massima sintesi autobiografica e l’autoscatto introspettivo, l’autoritratto esercita un fascino intenso.

Passeggiando per il Corridoio Vasariano, tra le massime opere architettoniche di commissione medicea, incontro molti protagonisti della pittura italiana e internazionale: Bernini, Chagall, Rubens, Ottone Rosai.  Da un lato  è un incontro umano, l’inarrivabile Maestro a un tratto si fa più vicino,  i calli sono tra le sue dita, gli occhi attenti e vibranti, la luce trai suoi capelli. Dall’altro in questo incontro suonano come musica i pensieri dell’artista mentre si ritrae e lascia quello che vede di sé. Frivolezza, stanchezza, sobrietà. Dietro ogni autoritratto c’è una storia.

Ci sono anche le donne al vasariano.

Donne pittrici, che devono ritrarsi come pianiste, come la Tintoretta (figlia del Tintoretto) – esercizio assai più avvezzo ad una donna per i costumi del XVI secolo – oppure  donne di cui è evidente la precarietà economica, come Anna Piattoli, che si ritrae in una stanza  buia, con la luce fioca e misere vesti.

Il corridoio degli specchi negli specchi, doppi autoritratti, anche tripli, esercizi di stile oppure giochi e provocazioni, come l’Autocaffè di Balla.

Avere l’occasione poter visitare una collezione di autoritratti è da non perdere, per molti motivi.

Arte e Bellezza si fanno più vicine, sussurrano e scaldano. E le senti.

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La vignetta di Enrico Martelloni

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