Scalfaro: meglio come ministro che come Presidente
Non scelse il ruolo di arbitro ma quello di supplente. E le sue decisioni non furono, a nostro avviso, le migliori. (n.c.)

Per la seconda volta in un mese ci tocca parlare di una persona scomparsa evitando di intrupparci nel coro interessato dei “laudatores” a prescindere. Ci è successo (suscitando qualche polemica) con il giornalista Giorgio Bocca; ci accade oggi con l’ex presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Il quale fu, prima di diventare Capo dello Stato, un ottimo parlamentare ed un ottimo ministro degli Interni, poco rilevando al riguardo le sue legittime posizioni di cattolico conservatore e, talvolta, oscurantista.
Del suo settennato al Quirinale, purtroppo, non si può dire altrettanto. Si trovò in mezzo alla tempesta di Tangentopoli e dello sfarinamento di un intero sistema politico. Non scelse il ruolo di arbitro ma quello di supplente. E le sue decisioni non furono, a nostro avviso, le migliori.
La maggiore responsabilità, forse, fu quella di non difendere, dopo averla sostenuta, l’uscita politica dalle inchieste che stavano smantellando il sistema. Fece dietrofront dopo che i magistrati di Milano, Borrelli e Di Pietro in testa, lanciarono il loro dicktat apparendo in TV nell’ora di maggiore ascolto. L’uscita “politica” non era priva di fondamento, dal momento che le tangenti che venivano scoperte erano in massima parte dirette a finanziare il sistema politico (anche se, occorre riconoscerlo, la situazione era diventata insostenibile. Ci fu il crollo della intera classe politica di governo, furono graziati alcuni partiti, i beni dello Stato vennero svenduti in massima parte ai padroni dei giornali che appoggiavano le inchieste, e ci siamo trovati più poveri di prima e con una democrazia gravemente ammalata.
Ma altri comportamenti del presidente Scalfaro ebbero conseguenze non meno nefaste. Non fu equanime e imparziale tra gli schieramenti politici in lotta. E nemmeno nella contesa tra la debordante magistratura e la politica fece (sempre secondo noi) ciò che la Costituzione richiedeva dal Presidente della Repubblica: bravissimo a difendere l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, scarsissimamente efficace a rintuzzare le loro continue ingerenze nella politica.
Speriamo di essere riusciti ad esprimere con pacatezza pari alla sincerità una opinione che non è dettata da alcuna animosità.
Al contrario, Oscar Luigi Scalfaro, cattolico intransigente, con la sua retorica un po’ vecchio stile e l’immagine di persona onesta ci stava simpatico. Non solo: gli saremo sempre grati per la visita che volle fare, come ultimo atto del suo mandato, nel marzo del 1999, ai disabili, agli anziani ed ai malati nel Centro Socio Sanitario della Fondazione Turati, a Gavinana, sulla montagna pistoiese. In questo modo il presidente Scalfaro volle onorare un impegno che aveva assunto con l’allora presidente della Fondazione Turati, Antonio Cariglia.
Dunque, il nostro, vuole essere,sugli anni della sua presidenza, un distaccato giudizio storico: non servile ma tutt’altro che dettato da inimicizia. Tanto più che i tempi e le vicende che ha dovuto affrontare erano terribilmente complicati.
23 Marzo 1999: il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro in visita ala Centro Socio-Sanitario della Fondazione Turati a Gavinana, sulla Montagna pistoiese. Scalfaro si intrattenne a lungo con gli ospiti: disabili, anziani e malati e volle complimentarsi per l’eccellenza riscontrata nelle caratteristiche strutturali del Centro e nella assistenza ai ricoverati. La visita avvenne proprio al termine del mandato presidenziale di Scalfaro per onorare l’impegno preso con l’allora presidente della Fondazione, Antonio Cariglia.

















Silla ,perchè ricordi caratteristiche della persona che i caudatari hanno sempre obnubilato ? E riemerse anche nell’episodio di Striscia la notizia ,mutatis mutandis . Lasciamo perdere….
pardon: una sentenza di condanna a morte
Commento ineccepibile, Nicola, perfettamente condiviso. Voglio solo aggiungere che Scalfaro nella sua carriera di magistrato si distinse per aver emesso una condanna di sentenza a morte. A carico di chi non è influente.