I fatti e la storia. Collana diretta da Giuseppe Parlato.
Newsletter a cura di Rodolfo Gordini. “I fatti e la storia” richiama nel titolo una vecchia collana diretta da Renzo De Felice. Non è casuale questo accostamento. È un omaggio al grande storico reatino: la sua lezione di coraggio civile e di rigore scientifico è ancora viva e questa collana si propone di contribuire ad attuare i suoi insegnamenti. I fatti e la storia non sono evidentemente due questioni distinte. C’è una congiunzione tra i due termini, che va letta come tale. I fatti sono connaturati con la storia, che diventa tale quando il racconto dei fatti è accompagnato dalla loro interpretazione. L’interpretazione senza i fatti è però negativa: non è storia, è ideologia. I due secoli che Furet ha chiamato “dell’illusione” dalla fine del Settecento a quella del Novecento, hanno costituito il periodo nel quale maggiorme nte si è tentato di fare una storia che fosse propedeutica alla politica, all’ideologia, spesso prescindendo dai fatti, e cioè dalla realtà.
“I fatti e la storia” vogliono proporre una serie di studi storici che abbiano due caratteristiche principali: affrontare la storia, italiana e non, dell’Ottocento e del Novecento senza pregiudizi; cercare di tornare al “racconto storico” sempre fortemente legato a un solido apparato documentario ma contemporaneamente in grado di suscitare interesse e coinvolgimento. La collana vuol fare interessare il pubblico vero a una storia vera. E che i suoi autori siano soprattutto i giovani non può essere che motivo di conforto e di speranza.
Giuseppe Parlato: Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento
Mito e simbolo dell’irredentismo, la città di Fiume nella prima metà del Novecento fu un laboratorio di intensa attività politica e oggetto di numerosi e radicali mutamenti a livello sociale e istituzionale. Diventata Stato Libero dopo il “Natale di Sangue”, fu annessa nel 1924 all’Italia e italiana rimase fino alla Seconda guerra mondiale. Nella complessità di una città contesa dai nazionalismi, questa ricerca evidenzia la situazione sociale ed economica dei fiumani nei cinquant’anni più drammatici della loro storia. Una storia di crisi economiche, di agitazioni sociali e di insperati sviluppi che si intreccia con i controversi problemi del Novecento.
Pietro Neglie: La stagione del Disgelo. Il Vaticano, l’Unione Sovietica e la politica di centro sinistra in Italia (1958-1963)
Uscita dal periodo degasperiano, sottoposta a un progresso industriale ed economico senza precedenti, l’Italia prova ad allargare l’area di governo ai socialisti. Sono le prime prove del centro sinistra. Disgelo e centro sinistra. In che modo sono correlati? Al quesito l’Autore offre risposte che costruisce attraverso un’analisi dei personaggi e del momento storico, ma soprattutto attraverso un attento scavo negli archivi sovietici dove si trovano elementi sorprendenti relativi ai contatti fra il governo italiano e quello dell’URSS per creare i presupposti, non sempre all’interno della logica dei blocchi, di una nuova politica estera italiana. Vengono inoltre presi in esame il ruolo svolto dal Vaticano nonché i tenui ma consistenti legami tra il capo del Cremlino e la Santa Sede.
Giovanni Tassani: Il Belpaese dei cattolici. Novecento italiano: politica e interpretazioni
Dall’incontro tra moderati e cattolici popolari, secondo l’intuizione di Luigi Sturzo, nasceva una prospettiva culturale che con il tempo fu incrinata da tendenze “progressiste” e considerata conservatrice. L’Autore delinea la parabola di questa intuizione attraverso l’analisi dei principali intellettuali che con essa interagirono: da Franco Rodano a Gianni Baget Bozzo, da Augusto Del Noce a Gabriele De Rosa, senza tralasciare politici come Mario Sceba e Guido Gonella a confronto con De Gasperi, Dossetti, Fanfani, Moro. La crisi di quella prospettiva fu anche la crisi, culturale e quindi politica, di un certo modello cristiano, sempre più condizionato da letture radical-azioniste e poi dalla cultura del post Sessantotto, che prefigurava un concetto di democrazia fondato su buoni sentimenti universalistici e sulle nuove teologie progressiste, ben diverso da quello pensato dai cattolici popolari.
Marco Zaganella: Dal Fascismo alla DC. Tassinari, Medici e la bonifica dell’Italia tra gli anni Trenta e Cinquanta
La storiografia ha taciuto sul ruolo di Giuseppe Tassinari, prima come sottosegretario e poi come ministro dell’Agricoltura e delle Foreste nella seconda metà degli anni Trenta: ne sarebbe emersa una interpretazione del fascismo difforme da quella che si è voluta propagandare ed una linea di continuità con la Repubblica che era opportuno celare. L’Autore ricostruisce il percorso accademico e politico di Tassinari, lo sviluppo del suo pensiero scientifico e il ruolo nell’ “assalto al latifondo” fino ad esaminarne l’influsso sulle leggi di riforma agraria degli anni Cinquanta, plasmate secondo l’impostazione sostenuta dal suo più importante allievo: Giuseppe Medici.
Michelangelo Ingrassia: La sinistra nazionalsocialista. Una mancata alternativa a Hitler
È un luogo comune che Hitler e il nazionalsocialismo siano stati il risultato di particolari circostanze: la Prima guerra mondiale, le ritorsioni di Versailles, la gracile democrazia nata dalle ceneri dell’Impero guglielmino. In realtà nella Germania del primo dopoguerra si agitarono forze culturali e politiche contrapposte alla Repubblica di Weimar e alternative a Hitler. Furono correnti di pensiero che, tutte, in qualche modo trassero linfa dalla grande tradizione del socialismo tedesco, nazionale e antimarxista. Hitler fu l’esito finale di una storia che avrebbe potuto seguire altre direttrici. Questo libro disegna una mappa che guida lungo le vie seguite da uomini d’azione e uomini d’arme, filosofi e cattedratici, la cui avventura risultò perdente nel confronto con il realismo politico del loro machiavellico avversario.







