8 ago 2011

Le non scelte del Pd

Ancora una volta sembra di essere finiti in un vicolo cieco, e stavolta addirittura dal campo e nel campo dell’opposizione. Sarebbe ora che i vertici del Pd e della sinistra si convincessero che, come avviene da circa sessant’anni e più, la strategia e il tatticismo da soli non pagano affatto, anzi!

Ancora una volta in un vicolo cieco. Con la differenza che stavolta la stessa situazione si ripete anche nel campo dell’opposizione. Sarebbe ora che i vertici del Pd si convincessero che la strategia e il tatticismo da sole non pagano affatto, anzi è proprio il contrario! E questo, purtroppo, avviene invano da circa sessant’anni e più.

Come si vede anche in queste ore di crisi, non è questione di strategia, quale ad esempio una convergenza con il Terzo Polo o un accordo con le altre forze di opposizione tra cui Sel, Idv e altre minori; né di tattica, come ad esempio il tentativo di sovvertire il voto popolare cercando di alimentare divisioni all’interno della maggioranza. E’ viceversa sempre e soltanto questione innanzitutto di progetto politico-culturale, che è sostanzialmente mancato anche durante il periodo in cui in Europa la Terza via è stata protagonista! Come è mancato in Francia, e non viceversa in Inghilterra Germania e Spagna. E questo, è bene precisarlo oltre che ancora una volta ricordarlo.
Oggi, ancora una volta non si capisce quale sia il progetto del centrosinistra in Italia, e ancor di più a cosa possa servire, se è vero come sembra non sia di qualche utilità neanche nei periodi di crisi addirittura dell’intera comunità occidentale: quali scelte programmatiche, prima, e alleanze e collaborazioni, poi, a livello politico, economico-finanziario e financo sociale, rendono credibile un’alternativa di centrosinistra oggi in Italia? Si direbbe, quasi nessuna; eccezion fatta per una parte maggioritaria (ma potremmo anche essere ottimisti!) dei mass-media e del sindacato! E, a riprova di ciò, è senz’altro vero che il progetto della “rivoluzione liberale” di Berlusconi (ex-socialista) è servito per oltre quindici anni a raccogliere e mantenere il consenso di maggioranza all’interno non solo del mondo finanziario, economico e produttivo, ma anche sociale e religioso; fino all’instaurazione anche recente di una vera e propria “egemonia culturale” nel paese.
Se non ora quando, è stato uno degli ultimi slogan dei movimenti di opposizione della società civile; ma in effetti sono le scelte politico-culturali di governo che occorre piuttosto elaborare. Non è agendo sui meccanismi “compromissori” della consolidata “struttura” politico-economico-sociale che il centrosinistra può pensare di ascendere al potere e mantenere quindi il consenso necessario a governare. Occorre innanzitutto rivedere le proprie scelte programmatiche (Milano docet).
Non illudendosi anche che, sempre da un punto di vista solo strategico e tattico, nell’ambito di un sistema maggioritario di alternanza, prima o poi tocchi anche alla propria parte governare! Perché, come ha ben sintetizzato Michele Salvati sul Corriere della Sera a proposito della cosiddetta questione morale all’interno del Pd, “quando osserveremo che in numerosi comuni e regioni governati dal Pd a capo di un ente pubblico il partito propone un amministratore politicamente più vicino al centrodestra, perché dopo un vaglio accurato risulta il più idoneo a coprire l’incarico, vorrà dire che la discussione avrà prodotto buoni effetti”. Ma è questo che vorrei dire e chiaramente non solo a Salvati: non è solo una questione di moralità ed è piuttosto dalla medesima “discussione” che, finalmente dopo sessant’anni circa, deve scaturire un progetto vincente e idoneo a governare stabilmente il paese.

1 commento per “Le non scelte del Pd”

  1. [...] 8 agosto 2011 – Le non scelte del Pd [...]

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